
Flotilla, ci sono 29 italiani tra i fermati dalla marina israeliana
Le ultime immagini trasmesse in diretta streaming documentano i momenti concitati in cui i militari israeliani, a bordo di gommoni Zodiac, si avvicinano alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Gli attivisti e i membri degli equipaggi compaiono con le mani alzate e i giubbotti di salvataggio indossati, prima che le comunicazioni si interrompano definitivamente. La spedizione umanitaria è stata bloccata dalle autorità dello Stato ebraico a circa cento miglia marine dalle coste della striscia di Gaza, ponendo fine a un viaggio che era cominciato il giovedì precedente dal distretto turco di Marmaris. I primi pattugliamenti avevano già registrato un contatto al largo di Cipro, ma l’azione decisiva si è consumata tra lunedì e la giornata di ieri. Nel corso delle operazioni in mare aperto, la portavoce italiana del movimento, Maria Elena Delia, ha denunciato l’utilizzo delle armi da parte della Marina israeliana contro alcune imbarcazioni della flotta. Secondo la sua ricostruzione, sei barche sarebbero state colpite dall’azione militare, compresa la Girolama che batte bandiera italiana. La portavoce ha espresso forte preoccupazione per la sorte dei compagni di viaggio dichiarando che «Stanno sparando proiettili, non sappiamo se veri o di gomma».
La risposta ufficiale dei vertici militari di Tel Aviv non si è fatta attendere, smentendo categoricamente l’apertura del fuoco con proiettili letali e ridimensionando l’accaduto. Le autorità israeliane hanno ammesso esclusivamente l’uso di mezzi non letali contro la struttura delle imbarcazioni e non all’indirizzo delle persone a bordo, qualificando l’intervento come una manovra di avvertimento e assicurando che nessuno dei presenti è rimasto ferito. Tutti i 426 attivisti coinvolti nell’operazione, in rappresentanza di 39 diverse nazionalità, sono stati condotti verso il porto di Ashdod. Tra le persone trattenute si contano 29 cittadini di nazionalità italiana, oltre a tre residenti stabili nel nostro Paese. Le prospettive per il loro rilascio appaiono più complesse rispetto a quanto avvenuto nelle precedenti missioni di aprile, quando gran parte dei partecipanti era stata rapidamente liberata a Creta. Per gli attivisti si aprono ora le procedure di espulsione immediata, qualora vi sia il loro consenso, oppure l’allontanamento forzato entro le 24 ore, al netto di ulteriori accertamenti o interrogatori da parte delle autorità locali, con il team legale della Ong Adalah già attivato per fornire la necessaria assistenza.
Il coinvolgimento dei cittadini italiani ha spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a richiedere spiegazioni tempestive e dettagliate sull’uso della forza impiegato nel corso del blitz. Il capo della Farnesina si è attivato formalmente nei confronti dell’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrarin, affinché venga garantito a tutti i connazionali un trattamento rispettoso della dignità umana, l’incolumità fisica e una piena protezione giuridica. Sul fronte interno italiano la vicenda ha scatenato un’accesa polemica tra le forze politiche. Tra i 29 italiani bloccati figurano infatti nomi noti dell’attivismo e delle istituzioni, come il deputato del Movimento Cinque Stelle Dario Carotenuto, il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il 69enne trentino Ruggero Zeni. I tre si trovavano a bordo della Kasri Sadabat, un vecchio peschereccio gestito dall’organizzazione Ihh. Nella lista dei trattenuti compare anche l’attivista 79enne Giuseppina Branca.
Mentre i ministeri degli Esteri di dieci nazioni, tra cui Spagna, Brasile, Turchia e Giordania, esprimevano una ferma condanna per l’operazione navale israeliana, a Roma i leader dell’opposizione hanno attaccato duramente l’esecutivo. Nel frattempo, i legali della Global Sumud Flotilla invocano il rispetto degli obblighi di protezione dello Stato verso i propri cittadini, mentre sul fronte giudiziario la Procura di Roma, che già indaga per sequestro di persona e tortura in relazione ai passati abbordaggi, ha ricevuto un nuovo esposto per sequestro di persona a cui gli attivisti intendono aggiungere l’ipotesi di tentato omicidio.