
Roma, tassista rifiuta la corsa e aggredisce una donna ipovedente
Un grave episodio di discriminazione e violenza verbale è stato denunciato alle autorità di polizia di Roma, vedendo come sfortunata protagonista una donna di 48 anni, ipovedente e affetta da sordità totale. La vicenda, consumatasi nel mese di marzo dello scorso anno, mette in luce le barriere e i soprusi che ancora oggi le persone con disabilità si trovano a dover affrontare nella vita quotidiana. Secondo quanto dettagliato dalla vittima nella sua denuncia formale, tutto è iniziato mentre cercava di raggiungere la propria sede lavorativa, situata nell’elegante e frequentato quartiere Parioli della capitale. La donna si è avvicinata a una vettura pubblica in sosta per richiedere un normale servizio di trasporto, ricevendo tuttavia un netto e inatteso rifiuto da parte del conducente del mezzo.
L’ostilità del tassista sarebbe scaturita esclusivamente dalla presenza del cane guida che accompagnava la donna, un animale addestrato fondamentale per garantirle l’autonomia negli spostamenti. Di fronte a questa presa di posizione discriminatoria, la passeggera ha cercato di non alimentare la tensione e si è diretta prontamente verso un secondo taxi posizionato poco più avanti nella corsia preferenziale. Questa mossa, tuttavia, non ha placato l’ira del primo conducente, il quale ha iniziato a protestare ad alta voce contro la decisione della donna di rivolgersi a un collega.
A quel punto, la situazione è stata notata da un altro tassista presente sul posto che, dimostrando sensibilità e conoscenza delle normative vigenti, è intervenuto nel tentativo di difendere i diritti della cittadina, chiariresco espressamente che i cani da assistenza hanno il pieno diritto di salire a bordo dei mezzi pubblici e privati. Questo intervento di mediazione, purtroppo, non ha sortito l’effetto sperato e gli animi si sono surriscaldati rapidamente, portando la discussione a degenerare in un vero e proprio atto di aggressione. La donna ha riferito che il primo tassista ha abbandonato ogni freno inibitore, scagliandosi contro di lei: “Il tassista che aveva rifiutato la corsa iniziava ad aggredirmi verbalmente“, si legge nel verbale di denuncia. La vittima ha precisato di essere riuscita a comprendere la gravità delle offese ricevute leggendo il labiale dell’uomo, una capacità sviluppata a causa della sua sordità totale e resa possibile dalla forte e minacciosa vicinanza del viso del conducente al suo.
Oltre alle parole pesanti, la situazione è sfociata in un contatto fisico che ha spaventato profondamente la donna, la quale nel verbale ha puntualizzato come alla ripetuta aggressione verbale si sia aggiunta anche una piccola spinta da parte dell’uomo, nonostante lei cercasse in tutti i modi di mantenere le dovute distanze di sicurezza per evitare scontri ravvicinati. In preda al panico e alla concitazione di quei momenti drammatici, la passeggera ha tentato coraggiosamente di richiedere l’intervento dei soccorsi componendo il numero unico di emergenza 112 sul proprio telefono cellulare. Tuttavia, la sua totale impossibilità di udire la voce dell’interlocutore le ha impedito di comunicare efficacemente con la centrale operativa della Polizia. Gli operatori telefonici, avendo registrato la chiamata muta ma avvertendo una situazione anomala, hanno adottato la procedura di sicurezza ricontattando un numero alternativo associato al telefono della donna, che corrispondeva a quello di sua cugina. Quest’ultima, non essendo a conoscenza del grave diverbio in corso ai Parioli e temendo un malore improvviso, ha richiesto l’invio immediato di un’ambulanza presso il luogo di lavoro della parente.
Nel frattempo, prima dell’arrivo di qualsiasi pattuglia o soccorso medico, il tassista aggressore si è rimesso alla guida della propria vettura ed è fuggito, allontanandosi rapidamente dal luogo dei fatti per evitare di essere identificato nell’immediato. In questo scenario di totale vulnerabilità, è risultato decisivo e lodevole il comportamento dell’altro conducente di taxi che aveva assistito all’intera scena. L’uomo non solo si è offerto spontaneamente di testimoniare davanti alle forze dell’ordine per confermare la versione della donna, ma ha anche deciso di accompagnarla gratuitamente presso l’ufficio in cui lavora, garantendole di arrivare a destinazione in sicurezza. La successiva denuncia formale è stata raccolta dagli agenti di polizia soltanto grazie all’ausilio fondamentale di un collega di lavoro della donna, che ha operato come mediatore esperto nella lingua dei segni italiana per tradurre fedelmente ogni dettaglio. Sottoscrivendo l’atto, la 48enne ha espresso formalmente la chiara volontà di perseguire penalmente l’autore dei fatti qualora i magistrati ravvisino gli estremi di un reato, provvedendo inoltre a informare tempestivamente dell’accaduto la Lega del Filo d’Oro per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema così delicato.
M.M.