
Roma, stupri a Tor Tre Teste: chiesto il processo per il 28enne gambiano
La vicenda giudiziaria legata alle brutali aggressioni avvenute a Tor Tre Teste segna un punto di svolta con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Roma nei confronti di Sheikh Hydara. Il giovane di origini gambiane, di 28 anni, è considerato dagli inquirenti un vero e proprio predatore seriale, responsabile di almeno tre episodi di violenza sessuale consumati con modalità pressoché identiche tra il parco di Tor Tre Teste e le zone limitrofe del quartiere Prenestino. Il fascicolo investigativo, che inizialmente sembrava destinato a rimanere senza un colpevole certo, si è arricchito di prove e testimonianze dopo l’ultimo drammatico evento risalente all’agosto dello scorso anno, quando una donna di sessant’anni venne sorpresa mentre passeggiava all’alba con il proprio cane.
In quella circostanza, l’aggressore avrebbe approfittato del luogo isolato e dell’orario per colpire la vittima alle spalle, scaraventandola a terra e immobilizzandola con una pressione brutale sul collo per impedirle di gridare. Proprio questo episodio ha permesso alle forze dell’ordine di avviare una serrata caccia all’uomo, analizzando i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona fino al fermo avvenuto nei pressi della stazione Termini. Una volta intercettato dai carabinieri, Hydara avrebbe ammesso le proprie responsabilità in merito a questo specifico stupro, ma il lavoro degli investigatori ha permesso di collegare il suo profilo ad altre denunce rimaste fino a quel momento contro ignoti.
Tra queste spicca un’aggressione avvenuta nell’ottobre del 2024 ai danni di una ragazza di 23 anni. In quel caso, l’imputato avrebbe utilizzato la scusa di essere armato per sottomettere la giovane, strappandole il telefono cellulare e costringendola a subire un rapporto sessuale prolungato. La vittima, oggi costituita parte civile, ha ricordato come l’aggressore la minacciasse ripetutamente per scoraggiare ogni tentativo di fuga o di resistenza. Nonostante la denuncia immediata, la mancanza di elementi identificativi chiari aveva lasciato quel fascicolo in sospeso per mesi, trovando una risoluzione solo dopo il confronto tra il modus operandi del ventottenne e i dettagli forniti dalla ragazza nelle fasi iniziali dell’indagine.
Un terzo episodio contestato riguarda invece una donna di 44 anni, avvicinata con il pretesto di chiedere una sigaretta e poi trascinata con la forza in una stradina isolata. Secondo quanto riportato negli atti processuali, l’aggressore l’avrebbe spinta su un giaciglio di fortuna e violentata per circa due ore, agendo sempre nelle prime ore del mattino per garantirsi l’impunità garantita dalle strade deserte della periferia. La ripetitività dei gesti, l’uso della forza fisica sul collo delle vittime e le minacce di morte ricorrenti delineano un quadro di estrema pericolosità sociale. Ora la parola passa al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere sull’apertura del dibattimento, mentre le parti civili chiedono giustizia per una scia di violenze che ha terrorizzato per mesi le frequentatrici delle aree verdi romane.
M.M.