
Marco Rubio a Palazzo Chigi: Giorgia Meloni riceve il Segretario di Stato USA
Il cortile d’onore di Palazzo Chigi ha accolto nella tarda mattinata il segretario di Stato americano Marco Rubio, giunto a Roma per un vertice di alto profilo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’incontro, durato circa un’ora e mezza, è stato preceduto da un clima di cordiale accoglienza, suggellato da una stretta di mano e dai tradizionali baci di saluto che hanno evidenziato la solidità del legame tra i due rappresentanti. Ad accompagnare la delegazione statunitense era presente l’ambasciatore Tilman J. Fertitta, mentre sul fronte italiano la premier è stata affiancata dal consigliere diplomatico Fabrizio Saggio. Al termine del confronto, la presidente Meloni ha voluto sottolineare l’importanza della condivisione d’intenti tramite un messaggio in cui ha descritto l’evento come un «dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente».
La discussione ha spaziato tra i dossier più urgenti della politica estera, con un focus particolare sulla libertà di navigazione e sulla stabilità regionale. Rubio ha ribadito con fermezza la posizione di Washington riguardo alle provocazioni belliche che stanno interessando le principali vie di transito commerciale del pianeta. Commentando le recenti ostilità marittime, il segretario di Stato ha infatti avvertito che «se verranno lanciati missili contro gli Usa a Hormuz, risponderemo», fornendo così una linea di condotta chiara per quanto riguarda la sicurezza marittima e la risposta militare alle minacce globali. In merito alla missione diplomatica, lo stesso esponente del governo americano ha espresso soddisfazione attraverso i canali ufficiali parlando di un «ottimo incontro con la premier italiana Meloni a Roma per rafforzare la duratura partnership strategica Usa-Italia», finalizzato a una collaborazione sempre più stretta sulle priorità condivise.
Il tema della difesa transatlantica è stato un altro pilastro del colloquio, specialmente in relazione alle recenti dichiarazioni del presidente Trump sul futuro dell’alleanza. Rubio ha chiarito che, sebbene esistano piani tecnici consolidati per la gestione logistica delle forze, le scelte strategiche definitive seguono una linea gerarchica precisa. A tal proposito, ha dichiarato che sul tema del ritiro delle truppe Usa dai Paesi Nato la decisione spetta a Trump, precisando tuttavia che durante le sessioni di lavoro romane non sono stati affrontati dettagli operativi riguardanti le basi presenti sul suolo italiano. Ha poi manifestato il suo personale sostegno all’alleanza pur lamentando le difficoltà riscontrate in passato con altre nazioni europee che hanno limitato l’uso delle strutture logistiche durante le emergenze.
Sul fronte dei conflitti in corso, il segretario di Stato ha manifestato una cauta speranza verso possibili evoluzioni diplomatiche in Medio Oriente: «spero che ci sia una seria proposta dell’Iran nelle prossime ore» e auspicando un contributo maggiore da parte dell’Italia in Libano, in virtù della consolidata esperienza e presenza sul territorio delle nostre forze armate. Anche per quanto riguarda la crisi ucraina, Rubio ha dato disponibilità per un’eventuale mediazione, a patto che ci siano basi concrete per un avanzamento reale. La giornata romana di Rubio era iniziata alla Farnesina con il ministro Antonio Tajani, in un clima di forte intesa simboleggiato anche dal dono di un albero genealogico legato alle origini piemontesi del segretario. Sorridendo per l’omaggio ricevuto e scherzando sulla propria conoscenza linguistica, Rubio ha promesso di migliorare la padronanza della nostra lingua: «la prossima volta che tornerò e sarò nella regione, terrò un discorso in italiano».