L’Italia si costituisce parte civile nel processo per il rogo di Crans Montana

30/04/2026

La Presidenza del Consiglio dei ministri ha formalizzato un passo decisivo nel percorso giudiziario relativo alla tragedia che ha sconvolto Crans-Montana tra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026. Attraverso l’operato dell’Avvocatura Generale dello Stato, che per l’occasione ha conferito mandato a uno studio legale elvetico specializzato, è stato depositato l’atto ufficiale di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana. Questa iniziativa legale si inserisce nel quadro del procedimento penale aperto per far luce sul devastante incendio che ha funestato i festeggiamenti di Capodanno nella rinomata località svizzera. La comunicazione ufficiale giunta da Palazzo Chigi chiarisce i presupposti giuridici e morali di tale scelta: «la decisione è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti».

L’intervento dell’Italia non si limita alla mera richiesta di risarcimento per le spese vive sostenute durante l’emergenza, ma entra nel merito delle dinamiche che hanno portato al disastro. Nel documento depositato presso le autorità competenti, si legge una posizione molto netta riguardo alle potenziali colpe strutturali o amministrative. Le autorità italiane pongono infatti l’accento sul fatto che «il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili». Questa linea d’azione dimostra la volontà del Governo di non lasciare nulla di intentato nel determinare se vi siano state negligenze che hanno favorito lo scoppio o la propagazione delle fiamme.

Parallelamente all’iniziativa dello Stato, il monitoraggio della vicenda resta una priorità assoluta per l’esecutivo, che intende seguire ogni passaggio del complicato iter processuale transfrontaliero. Secondo quanto riferito nella nota governativa, «il Governo italiano continuerà ad assicurare il massimo impegno nel monitorare ogni fase del procedimento giudiziario in Svizzera, garantendo un’informazione costante e trasparente sulle proprie iniziative e confermando il pieno e ininterrotto supporto alle famiglie delle vittime e ai feriti, affinché sia fatta piena luce sulle responsabilità e sia resa giustizia per il grave danno subito dalla comunità nazionale». L’obiettivo dichiarato è quello di onorare la memoria delle quarantuno vittime e sostenere i centocinquanta feriti che ancora portano i segni di quella notte drammatica.

Mentre la diplomazia legale si muove su binari istituzionali, il fronte investigativo in Svizzera si arricchisce di nuovi e inquietanti dettagli. La Procura del Cantone del Vallese ha infatti deciso di avviare un secondo filone d’inchiesta penale, parallelo a quello principale riguardante la strage al Constellation. Al centro di questo nuovo accertamento vi è l’operato dell’Organisation cantonale valaisanne des secours, l’ente responsabile degli interventi di emergenza nella regione. Gli inquirenti intendono verificare se vi siano state falle significative nella gestione dei soccorsi durante le prime, critiche fasi dell’incendio. Questa accelerazione è giunta anche a seguito delle segnalazioni dell’avvocato Fabrizio Ventimiglia, il quale ha evidenziato criticità rilevanti nell’organizzazione dei primi aiuti.

Le perplessità dei legali che assistono le famiglie sono supportate da elementi concreti raccolti sul campo. Gli avvocati Pierluca Degni e Fabrizio Ventimiglia hanno spiegato che «le testimonianze raccolte da talune delle persone accorse nell’immediatezza dei fatti, così come le immagini visionate, hanno infatti sollevato rilevanti interrogativi sulla gestione delle prime fasi dell’emergenza sotto il profilo della carenza di bombole di ossigeno e di barelle, oltre alla scarsa disponibilità di coperte termiche». Si ipotizza che tali mancanze possano aver influito negativamente sul destino di molti giovani coinvolti nel rogo. Per i legali della parte lesa, il nesso causale appare un punto centrale della questione: «qualora tali criticità trovassero conferma, il loro rilievo causale rispetto all’aggravamento delle condizioni di salute di Sofia e degli altri ragazzi coinvolti sarebbe evidente». La speranza comune è che l’indagine possa portare a un accertamento rigoroso e definitivo di tutte le responsabilità in gioco.

M.M.

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