
Spari contro gli iscritti dell’Anpi, indagini per dare un volto all’aggressore
L’eco della manifestazione per la Festa della Liberazione a Roma viene scosso da un episodio di violenza che ha trasformato un momento di celebrazione in un caso giudiziario. Al centro delle indagini coordinate dalla Procura di Roma vi è il ferimento di Nicola Fasciano e Rossana Gabrieli, due iscritti all’Anpi bersagliati sabato pomeriggio da colpi esplosi con una pistola da softair. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per delineare il profilo dell’aggressore, cercando di stabilire se si sia trattato dell’iniziativa di un lupo solitario o di un’azione pianificata da un gruppo organizzato. L’attenzione si concentra su un individuo notato nei pressi del Parco Schuster, descritto come un uomo dal giubbotto militare con il volto celato da un casco integrale.
Le piste seguite dagli investigatori portano dritto agli ambienti dell’estremismo politico, con un occhio di riguardo verso la galassia suprematista. Recentemente, operazioni condotte tra Roma e Viterbo avevano già portato al sequestro di armi ad aria compressa presso l’abitazione di un giovane legato alla propaganda antisemita, un dettaglio che alimenta i sospetti sulla possibile matrice ideologica del gesto. Testimonianze dirette descrivono un aggressore dai movimenti rapidi e precisi: «Si è fermato, ha estratto la pistola e ha sparato». Nonostante la velocità dell’azione, la vittima Nicola Fasciano non ha dubbi sul movente, convinto che l’obiettivo fossero proprio i simboli indossati dalla coppia, ovvero i fazzoletti dell’Anpi.
Al momento, l’ipotesi più accreditata sembra essere quella di un gesto isolato, dato che l’uomo è stato visto allontanarsi in solitaria a bordo di un grande scooter di colore chiaro. Tuttavia, la Procura sta valutando di affidare il fascicolo alle sezioni antiterrorismo per approfondire ogni possibile connessione con frange radicali interessate a turbare l’ordine pubblico durante le ricorrenze nazionali. Le versioni fornite dai due coniugi presentano alcune lievi discrepanze, attribuibili allo stato di shock seguito all’agguato, ma la dinamica generale resta chiara. Le ferite riportate, fortunatamente lievi escoriazioni al collo, alla mano e alla spalla, non hanno scalfito l’indignazione per un atto compiuto in pieno giorno e in presenza di numerosi testimoni.
La comunità e le associazioni hanno reagito con forza, condannando l’episodio. Mentre le polemiche non accennano a placarsi, le forze dell’ordine hanno già provveduto al sequestro delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona sud della Capitale. Questi filmati sono considerati determinanti per ricostruire l’esatta direzione di fuga dello scooter e per tentare di identificare il volto dell’assalitore nonostante il casco.
M.M.