Ai feriti di Crans Montana arrivano le parcelle per le cure sanitarie svizzere

21/04/2026

Non è bastato il dolore immenso per una tragedia che ha segnato profondamente la memoria collettiva e la vita di diversi giovani connazionali. Negli ultimi giorni, alle ferite ancora aperte del rogo del Constellation a Crans Montana, si è aggiunto lo shock di un disguido burocratico che ha colpito tre famiglie italiane coinvolte nel drammatico evento. L’ospedale di Sion, situato nel Cantone Vallese, ha infatti recapitato ai parenti di alcuni feriti le fatture relative alle spese sanitarie sostenute durante i giorni immediatamente successivi all’incendio. Si tratta di cifre considerevoli, importi che oscillano tra i 15.000 e i 60.000 franchi svizzeri, corrispondenti a una forbice che va dai 16 ai 65mila euro circa. La ricezione di questi documenti amministrativi ha comprensibilmente generato sconcerto e indignazione tra chi sta ancora cercando di elaborare le conseguenze fisiche e psicologiche di quanto accaduto in territorio elvetico.

Sulla vicenda è intervenuto con fermezza l’avvocato Domenico Radice, legale che assiste alcune delle vittime della tragedia, definendo l’accaduto come un fatto che non avrebbe mai dovuto verificarsi. Secondo il professionista, tali solleciti di pagamento risultano essere fuori luogo non solo per la delicatezza della situazione umana, ma anche per i profili giuridici della vicenda. Il legale ha spiegato chiaramente che «sono inopportuni» e ha poi aggiunto che «in linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato». La questione solleva infatti dubbi sulla gestione dei protocolli di assistenza in caso di catastrofi che coinvolgono cittadini stranieri, specialmente quando emergono ipotesi di responsabilità da parte delle autorità locali nella gestione della sicurezza delle strutture.

La diplomazia si è mossa con estrema rapidità per risolvere il caso e rassicurare le famiglie colpite da questo spiacevole imprevisto. L’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha assunto immediatamente la guida delle trattative per chiarire l’equivoco con i vertici del Cantone Vallese. L’ambasciatore ha voluto ribadire che le garanzie fornite fin dall’inizio del dramma non sono mai state messe in discussione, precisando che «le autorità cantonali hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali». Nonostante le rassicurazioni, Cornado ha deciso di procedere con un passo formale, fissando un incontro per il prossimo 24 aprile con il presidente del governo del Vallese, Mathias Reynhard, per ottenere garanzie definitive ed evitare che simili incidenti possano ripetersi nel prosieguo delle cure.

Dalle prime verifiche è emerso che l’invio delle richieste di pagamento è stato frutto di un automatismo dei sistemi gestionali dell’Ospedale del Vallese. Le autorità svizzere si sono affrettate a confermare che le prestazioni mediche erogate non devono essere saldate dai privati e che una comunicazione informativa era già stata inviata alle famiglie tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. In tale missiva veniva illustrata la procedura da seguire qualora il sistema informatico avesse generato fatture per errore. Al termine di un colloquio telefonico chiarificatore tra l’ambasciatore e il presidente Reynard, è stato confermato ufficialmente che le richieste economiche sono state spedite per un mero sbaglio d’ufficio. Le famiglie coinvolte, qualora avessero ricevuto per errore questa richiesta di pagamento, sono state invitate a restituire il documento al mittente o a segnalare l’anomalia attraverso un link telematico predisposto proprio per gestire queste criticità amministrative legate alla tragedia del Constellation.

M.M.

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