
Studente rapinato a Villa Borghese, il bandito incastrato dai social
Roma sa essere una città dai contrasti fortissimi, dove la bellezza dei parchi storici può improvvisamente trasformarsi nel teatro di un crimine odioso e calcolato. È quanto accaduto a uno studente di soli vent’anni che, in un pomeriggio che doveva essere dedicato a una semplice compravendita tra privati, si è ritrovato vittima di un’aggressione brutale in pieno giorno. Lo scenario è quello di Villa Borghese, a pochi passi dal Galoppatoio, un luogo solitamente frequentato da famiglie e sportivi, ma che quel 2 marzo scorso è diventato la trappola perfetta per un giovane ignaro. L’intera vicenda è iniziata su una nota piattaforma social, dove lo studente aveva messo in vendita un iPhone di ultima generazione per la cifra di mille euro. Contattato da un potenziale acquirente, i due avevano concordato di incontrarsi proprio all’interno del parco per concludere l’affare, ma quello che doveva essere uno scambio onesto si è rivelato un piano criminale studiato nei minimi dettagli.
L’aggressore, un cittadino marocchino di 30 anni, si è presentato all’appuntamento mettendo in atto una messa in scena piuttosto elaborata per conquistare la fiducia della sua vittima. Portava infatti al collo un cartellino con la scritta «security», un espediente visivo volto a rassicurare il ragazzo e a conferire all’incontro un’aura di ufficialità e sicurezza che, purtroppo, non esisteva. Con estrema scaltrezza, il trentenne è riuscito a convincere lo studente a spostarsi in una zona più isolata del parco, lontano dagli occhi indiscreti dei passanti. Una volta giunti nel punto stabilito, il malvivente ha chiesto di poter visionare il telefono, fingendo di voler scattare una fotografia per verificarne l’originalità e il corretto funzionamento. È stato in quel momento di distrazione che la violenza è esplosa improvvisamente: l’uomo si è fatto consegnare anche il cellulare personale dello studente e ha estratto una bomboletta di spray urticante al peperoncino, colpendolo dritto negli occhi.
Mentre il giovane era accecato e in preda al dolore, incapace di reagire o di vedere la direzione di fuga del suo assalitore, quest’ultimo si è dileguato verso viale Washington portando con sé entrambi gli smartphone, per un bottino complessivo stimato intorno ai millesettecento euro. Tuttavia, la fuga del rapinatore non è durata a lungo grazie al lavoro meticoloso dei carabinieri della compagnia di San Lorenzo in Lucina. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Roma, hanno avviato un’indagine tecnologica sofisticata, incrociando i dati delle celle telefoniche con le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Proprio gli occhi elettronici della stazione metropolitana Flaminio hanno fornito il primo tassello fondamentale, riprendendo l’uomo durante la sua ritirata subito dopo il colpo.
Ma a chiudere definitivamente il cerchio attorno al sospettato è stata una sua clamorosa ingenuità dettata dalla vanità. Analizzando i profili social del trentenne, i militari hanno notato una fotografia in cui l’uomo mostrava con orgoglio un paio di scarpe. Quegli stessi accessori, così particolari e riconoscibili, erano identici a quelli indossati dal rapinatore durante l’aggressione a Villa Borghese e immortalati dalle telecamere di sicurezza. Questa coincidenza, unita alle altre prove raccolte, ha spinto il Giudice per le indagini preliminari a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ravvisando un concreto pericolo di reiterazione del reato, l’uomo è stato prelevato e condotto presso il carcere di Regina Coeli, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre lo studente tenta di superare il trauma di un pomeriggio di ordinaria follia nel cuore verde di Roma.
M.M.