
Crans Montana, 4 nuovi indagati per la strage di Capodanno
L’inchiesta sulla drammatica notte di Capodanno a Crans-Montana continua a espandersi come le fiamme che hanno divorato il Constellation, trasformando quella che inizialmente sembrava una tragedia legata a colpe circoscritte in un colossale fallimento burocratico e amministrativo. Il rogo nel locale di Jacques e Jessica Moretti, che ha strappato la vita a 41 persone e ne ha ferite altre 115, non è più soltanto un caso di cronaca nera, ma un complesso intreccio di omissioni che ora vede nel registro degli indagati ben tredici nomi. Gli inquirenti hanno deciso di puntare i riflettori non solo sull’amministrazione attuale di Crans-Montana, ma di scavare a fondo nel passato, risalendo fino ai vertici politici della vecchia amministrazione di Chermignon, attiva fino al 2017, prima che la fusione tra le comunità ridisegnasse i confini del potere locale.
Le prossime audizioni, programmate tra l’11 maggio e il 3 giugno, vedranno sfilare davanti ai magistrati figure di rilievo come Patrick Clivaz, braccio destro del sindaco Nicolas Féraud, insieme a Jean-Claude Savoy e Jérémie Rey, rispettivamente ultimo sindaco ed ex consigliere di Chermignon. Al centro degli interrogatori c’è la necessità di chiarire una discrepanza imbarazzante tra le versioni fornite dai vertici e quelle dei dipendenti comunali. Se da un lato il sindaco Féraud ha continuato a professare una fede incrollabile nell’efficienza del servizio di sicurezza, dall’altro i funzionari hanno descritto un ufficio paralizzato dalla cronica mancanza di risorse e personale. Questa situazione di estrema fragilità organizzativa era, secondo i tecnici, ben nota ai superiori, sollevando dubbi inquietanti sulla vigilanza esercitata negli anni precedenti al disastro.
Ad agitare ulteriormente le acque giudiziarie sono emerse indiscrezioni su presunti incontri avvenuti poco prima degli interrogatori ufficiali. Diversi legali di parte civile hanno sollevato perplessità sul comportamento del primo cittadino, che avrebbe incontrato Kevin Barras, ex responsabile della sicurezza, nell’appartamento privato di Féraud. Barras ha confermato l’episodio, derubricando però il faccia a faccia a semplici «visite di cortesia e di sostegno». Resta il fatto che il nodo dei controlli antincendio appare oggi come una voragine legislativa: dalle indagini è emerso che nel bar dei Moretti non veniva effettuata un’ispezione da ben 6 anni, nonostante la norma imponesse verifiche a cadenza annuale. Un dato che sembra essere la punta dell’iceberg di un sistema di monitoraggio assente, se si considera che tra il 2018 e il 2020 solo il venti per cento degli edifici della stazione turistica era stato effettivamente controllato.
L’attenzione dei magistrati si è ora spostata anche sulle autorizzazioni urbanistiche concesse nel 2015, all’epoca dei lavori di ristrutturazione del Constellation. La documentazione fornita dagli uffici è stata giudicata insufficiente, spingendo la Procura a indagare sulla regolarità dei permessi edilizi rilasciati dalla vecchia amministrazione di Chermignon. Nel frattempo, la giustizia attende di sentire nuovamente Jacques Moretti il prossimo 5 giugno. L’uomo aveva ottenuto un rinvio a fine marzo presentando un certificato per depressione post-traumatica, ma la sua testimonianza resta fondamentale per ricostruire la gestione del locale. Mentre il Ministero Pubblico ha respinto la richiesta di nominare procuratori straordinari, assicurando di possedere tutti gli strumenti per garantire indipendenza e celerità, i familiari delle vittime attendono risposte su un sistema di sicurezza che, sulla carta, avrebbe dovuto proteggerli e che invece è svanito nel fumo di quella terribile notte.
M.M.