Mistero a Casalotti: spari contro un meccanico albanese. Indagini in corso

13/04/2026

Il silenzio della periferia romana, nel quartiere di Casalotti, è stato interrotto giovedì sera da un episodio che sembra uscito da una sceneggiatura noir, ma che per gli inquirenti presenta ancora troppe zone d’ombra per essere considerato una semplice aggressione casuale. Erano le ore tarde della serata quando un uomo di 41 anni, identificato con le iniziali O.V., ha varcato la soglia della locale stazione dei carabinieri con i vestiti imbevuti di sangue e una ferita da arma da fuoco evidente al braccio destro. Il racconto fornito ai militari dell’Arma ha assunto immediatamente contorni surreali, per la vaghezza dei dettagli e la gravità dei fatti esposti. Il meccanico, di origini albanesi ma residente nella Capitale da moltissimo tempo, ha spiegato di essere stato vittima di un vero e proprio rapimento lampo avvenuto proprio davanti al portone del condominio dove risiede.

Secondo la sua versione dei fatti, mentre stava rincasando a piedi, sarebbe stato affiancato da un’autovettura con diverse persone a bordo che lo avrebbero costretto con la forza a salire sul veicolo. Le sue parole, riportate fedelmente nel verbale dei militari, descrivono un’azione rapida e violenta: «Mi hanno costretto a salire, dopo un breve tragitto mi hanno fatto scendere e mi hanno sparato. Non so chi fossero». Dopo l’esplosione del colpo, i misteriosi aggressori si sarebbero dileguati nel nulla, lasciandolo ferito in strada. Nonostante il trauma e il dolore, l’uomo è riuscito a raggiungere la caserma sulle proprie gambe. I carabinieri, prima ancora di procedere con l’interrogatorio, hanno richiesto l’intervento immediato di un’ambulanza. Il 41enne è stato quindi trasportato d’urgenza al policlinico Gemelli, dove è entrato con un codice giallo. Fortunatamente per lui, il proiettile non ha colpito organi vitali o arterie principali e i medici lo hanno già dimesso.

Tuttavia, le indagini della Compagnia Roma Cassia sono appena iniziate e si preannunciano complesse a causa delle enormi incongruenze nel resoconto della vittima. O.V. non è stato in grado di fornire elementi basilari per identificare i suoi sequestratori: non ha saputo dire quante persone fossero presenti nell’auto, non ha saputo specificare la loro nazionalità e non ha fornito alcun dettaglio sul modello o sul colore del veicolo utilizzato per l’agguato. Anche il tragitto percorso durante il presunto sequestro rimane un mistero totale nelle sue dichiarazioni. Questo vuoto di memoria selettivo spinge gli investigatori a ipotizzare che l’uomo stia nascondendo la verità, forse per timore di ritorsioni o perché coinvolto in dinamiche criminali che preferisce non rivelare. Un elemento oggettivo su cui lavorare, però, esiste ed è rappresentato dalla vicinanza tra il luogo del ferimento e la caserma, dato che il meccanico si è presentato a piedi. Le telecamere di sorveglianza della zona sono ora al setaccio degli esperti dell’Arma per ricostruire i reali spostamenti dell’uomo.

Il passato di O.V. gioca un ruolo fondamentale nelle piste seguite dagli inquirenti, che guardano con sospetto al mondo del traffico di stupefacenti. Nel dicembre del 2011, l’allora 27enne era stato protagonista di un clamoroso blitz dei carabinieri in Puglia, tra Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle. In quell’occasione era stato arrestato insieme ad altri complici per il possesso di oltre 300 chili di marijuana, uno dei sequestri più ingenti dell’epoca. Il suo ruolo di meccanico non era un dettaglio secondario: era lui l’esperto incaricato di recuperare i carichi di droga abilmente occultati all’interno di enormi pneumatici per autoarticolati e di rimontare le ruote sui tir una volta svuotate. Questo precedente suggerisce una conoscenza profonda delle dinamiche del narcotraffico e dei relativi canali di distribuzione.

Il contesto geografico non è meno inquietante. Il quartiere di Casalotti è stato recentemente teatro di altre fibrillazioni violente legate alla malavita locale. Solo lo scorso ottobre, un altro uomo di quarantaquattro anni era stato gambizzato in via di Selva Candida. Si trattava del fratello di Christian Isopo, personaggio emerso nelle indagini sul colossale furto di 107 chili di cocaina sottratti al clan guidato da Leandro Bennato. Bennato, figura centrale della criminalità della zona, è stato condannato a 19 anni di carcere duro per traffico di droga ed estorsioni. In un quartiere dove le gerarchie vengono spesso ribadite attraverso il piombo, il ferimento del meccanico albanese potrebbe rappresentare l’ennesimo segnale di un equilibrio precario o di un debito non pagato all’interno delle piazze di spaccio romane.

M.M.

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