
Terreni, fabbricati e casali: sequestrato il patrimonio del boss Bennato
Un’operazione dei Carabinieri tra il Lazio e le campagne del Ternano ha permesso di mettere le mani sul patrimonio del boss Leandro Bennato, confiscando beni e opere d’arte per un valore intorno al milione di euro. Un duro colpo per il ras del narcotraffico romano, legato al clan Senese e già detenuto al 41bis.
Nato nel 1979, Bennato, detto il Biondo, ha iniziato a rimpinguare il proprio casellario giudiziario già nel 2006 con una condanna per spaccio, un esordio quasi banale per chi aspira ai vertici. Eppure, la sua ascesa ha toccato vette di violenza inaudita, culminando nel coinvolgimento in uno dei fatti di sangue più cruenti della cronaca recente. La Corte d’Assise di Appello di Roma lo ha infatti ritenuto colpevole del sequestro di Gualtiero Giombini, un uomo che fu rinchiuso in un capanno, picchiato e torturato barbaramente fino a trovar morte in ospedale. Quel delitto era maturato in un contesto di spietate logiche di controllo del territorio e punizioni interne, scatenato dal furto di oltre cento chili di cocaina che erano stati affidati alla vittima. Tra estorsioni, armi e rapine, la biografia del Biondo si è dipanata tra evasioni dai domiciliari e alleanze pesanti.
Proprio i proventi di queste attività illecite, in particolare il traffico di sostanze stupefacenti, hanno permesso a Bennato di garantirsi uno stile di vita che le sue dichiarazioni dei redditi non avrebbero mai potuto giustificare. I Carabinieri del Nucleo Investigativo, eseguendo il provvedimento del Tribunale, hanno messo i sigilli a cinque fabbricati e ben diciannove terreni, per un’estensione complessiva di quaranta ettari, situati nei comuni umbri di Allerona e Ficulle. Si tratta di proprietà acquistate nel 1999 per una cifra che all’epoca superava i centottantatremila euro, un investimento enorme per chi, ufficialmente, non possedeva nulla. Nel decreto di sequestro viene sottolineato come tali acquisti siano stati effettuati «nonostante i bassissimi redditi e le pressoché nulle disponibilità finanziarie».
Le indagini patrimoniali hanno scavato a fondo nei conti della famiglia Bennato, rivelando un abisso tra la realtà economica dichiarata e il lusso ostentato. Tra il 1995 e il 2004, l’uomo non ha dichiarato alcun reddito, né ha mai beneficiato di mutui o finanziamenti leciti. Anche il contesto familiare, pur vantando parentele di rilievo nel panorama criminale di Primavalle come quella con Walter Domizi, non giustificava tale ricchezza. I genitori e i fratelli dichiaravano infatti redditi esigui, mediamente intorno ai seimila euro annui, una cifra definita dai magistrati «sicuramente insufficiente per il sostentamento di una famiglia composta da sei persone». Questo tenore di vita, apparso immediatamente sproporzionato, ha portato alla conclusione che «la congruità degli accrescimenti patrimoniali trova riscontro con i proventi dei reati commessi».
Oltre ai possedimenti terrieri e ai casali in Umbria, l’attenzione degli inquirenti si è posata anche su simboli più piccoli ma altrettanto significativi della sua ricchezza illecita. Già nel 2023 era stato sequestrato un Rolex Daytona Oyster Perpetual Cosmograph dal valore di venticinquemila euro, rinvenuto nella sua abitazione di Ladispoli. Questo dettaglio inserisce Bennato in una consuetudine della malavita, dove gli orologi di lusso diventano una sorta di firma del potere acquisito.
M.M.