Le indagini sulla rete anarchica si allargano al Viterbese
La tragica fine di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, avvenuta tra le mura di un casale diroccato nel cuore del Parco degli Acquedotti, ha smesso di essere unicamente un fatto di cronaca nera per trasformarsi in un delicato caso di sicurezza nazionale. Nel corso del question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha delineato uno scenario preoccupante, ipotizzando che l’incidente occorso ai due militanti anarchici durante il confezionamento di un ordigno rudimentale non sia un episodio isolato. Secondo il titolare del Viminale, quanto accaduto giovedì sera rappresenta un segnale inequivocabile di una strategia più ampia. Il ministro ha infatti dichiarato che il tragico evento «potrebbe essere il segnale di un’escalation programmata», sottolineando come il governo stia monitorando con estrema attenzione ogni possibile deriva eversiva della galassia anarco-antagonista.
I primi riscontri autoptici effettuati presso il Policlinico Tor Vergata hanno chiarito la dinamica degli ultimi istanti di vita della coppia. La deflagrazione della pentola a pressione, caricata con nitrato di ammonio, ha investito in pieno il 53enne Mercogliano, che stava manipolando direttamente la sostanza esplosiva. La compagna, pur non maneggiando l’ordigno, si trovava a brevissima distanza, venendo investita fatalmente dall’onda d’urto e riportando ustioni estese. Questo metodo di fabbricazione richiama alla memoria ordigni già utilizzati in passato per colpire caserme e infrastrutture ferroviarie, una tecnica che Piantedosi definisce come basata su «approcci tradizionali, ben distinti da fenomenologie terroristiche di altra matrice». Il ministro ha ribadito che la minaccia non deve essere sottovalutata, precisando che «l’anarco-antagonismo violento non è folklore politico, è una minaccia concreta e strutturata».
Le indagini, coordinate dalla Procura e affidate agli uomini della Digos, si stanno estendendo ben oltre i confini della capitale. Nelle ultime ore, l’attività investigativa ha toccato la provincia di Viterbo, con perquisizioni mirate nei comuni di Montefiascone e nello stesso capoluogo. Questa zona è storicamente considerata un territorio d’elezione per i movimenti insurrezionalisti, come dimostrano i passati legami con la famiglia Cospito e le recenti scritte commemorative apparse sui muri del quartiere Carmine. Le autorità stanno cercando di capire se i due agissero in totale autonomia o se fossero parte integrante di una cellula più complessa. Piantedosi ha parlato apertamente di una «minaccia ibrida in cui rischi interni e internazionali si intrecciano in modo inscindibile», facendo riferimento a una rete di contatti che supera i confini nazionali.
L’allerta delle forze dell’ordine è ora ai massimi livelli in vista della manifestazione indetta dai movimenti No Kings, prevista per sabato prossimo a Roma. Si stima che almeno 15mila persone possano convergere nella capitale per protestare contro le politiche belliche internazionali, un evento che si svolgerà in contemporanea con altre mobilitazioni europee. Il timore degli inquirenti è che il clima di tensione possa alimentare nuove azioni dirette. Il ministro ha ricordato che già nel recente passato, in occasione degli scontri per lo sgombero di Askatasuna a Torino, erano emersi segnali di una pericolosa convergenza tra diverse anime della protesta estrema. Resta da capire se l’esplosione del Parco degli Acquedotti abbia interrotto un piano d’attacco imminente o se, al contrario, possa fungere da tragico catalizzatore per nuove ondate di protesta violenta.