Crans-Montana, nuova missione a Sion per la Procura di Roma

25/03/2026

La ricerca della verità sulla tragica notte di Capodanno a Crans-Montana entra in una fase cruciale con l’avvio della missione ufficiale dei magistrati della Procura di Roma in territorio svizzero. Nelle giornate di oggi e domani, il pubblico ministero Stefano Opilio, affiancato dagli esperti della Squadra mobile e dai tecnici dei vigili del fuoco, si trova a Sion per un’attività di coordinamento fondamentale che mira a selezionare e acquisire gli atti più rilevanti dell’inchiesta elvetica. Al centro dell’attenzione ci sono le circostanze che hanno portato alla morte di 41 persone, tra cui 6 cittadini italiani, e al ferimento di oltre 100 avventori del locale Le Constellation. Questa trasferta rappresenta il primo esito concreto del protocollo di cooperazione rafforzata siglato lo scorso 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo Francesco Lo Voi e la procuratrice generale Béatrice Pilloud, un accordo nato per superare le iniziali frizioni diplomatiche che avevano portato al richiamo dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado.

Sebbene la presidenza del consiglio avesse auspicato la creazione di una squadra investigativa comune, l’attuale collaborazione si muove ancora sul binario dell’assistenza giudiziaria internazionale. Tuttavia, il clima di lavoro tra i due uffici giudiziari sembra essersi rasserenato, permettendo agli inquirenti italiani di accedere a prove tecniche di straordinaria importanza. Tra queste spicca un filmato di 31 secondi registrato dalle telecamere di sorveglianza interna all’1.26 di quella drammatica notte. Il rapporto della polizia del Cantone del Vallese evidenzia come, pochi istanti prima che divampassero le fiamme, un dipendente del locale avrebbe aperto una porta di sicurezza al piano terra per far entrare un uomo, il quale subito dopo avrebbe azionato un chiavistello, sigillando di fatto l’uscita. Mossa che ha trasformato il locale in una trappola mortale, proprio mentre venivano accese le candele pirotecniche sulle bottiglie di champagne che, toccando il soffitto altamente infiammabile, hanno innescato il rogo.

Le testimonianze raccolte finora mostrano una netta divergenza tra le versioni fornite dai proprietari e quelle del personale di sicurezza. Jessica Moretti, titolare del discobar insieme al marito Jacques, ha fermamente negato ogni irregolarità riguardo alle vie di fuga, sostenendo che i passaggi fossero sempre disponibili per i dipendenti e mai bloccati. Di parere opposto è la deposizione di Jankovic Predrag, il buttafuori che era in servizio durante la festa, il quale ha riferito agli inquirenti dettagli inquietanti sulla gestione del locale. L’uomo ha infatti dichiarato di aver «sentito parlare Jessica con i collaboratori: dicevano che le porte dovevano rimanere chiuse». Secondo quanto riferito dal testimone, la motivazione di tale ordine sarebbe stata puramente economica, ovvero la necessità di «evitare che alcune persone riuscissero ad accedere al locale senza pagare». Questa ricostruzione, se confermata dai rilievi tecnici sul video, aggraverebbe sensibilmente la posizione dei gestori.

Mentre a Sion si analizzano i documenti, le indagini proseguono anche sul fronte delle testimonianze oculari. Particolare rilievo assume l’audizione di Rozerin Ozkaytan, la fotografa ufficiale della discoteca che è sopravvissuta miracolosamente all’incendio dopo aver trascorso diverse settimane in coma. Le sue parole potrebbero chiarire gli ultimi istanti prima della tragedia e confermare la dinamica dell’accensione dei fuochi artificiali all’interno della sala. Nel frattempo, il registro degli indagati in Svizzera conta già nove nomi, tra cui figurano non solo i coniugi Moretti, ma anche figure istituzionali di primo piano. Tra i coinvolti compaiono infatti il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, e diversi responsabili della sicurezza pubblica comunale e cantonale, come Christophe Balet e Kévin Barras. Le ipotesi di reato contestate vanno dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni e all’incendio colposo, in un quadro accusatorio che punta a far luce anche su eventuali carenze nei controlli amministrativi e nelle autorizzazioni concesse al locale negli anni precedenti.

M.M.

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