
Strage di Centocelle, ergastolo a Seferovic per il rogo del camper
Il lungo e doloroso percorso giudiziario legato a una delle pagine più cupe della cronaca romana recente ha trovato ieri il suo capitolo finale nelle aule di piazzale Clodio. I giudici della terza sezione della Corte d’assise hanno pronunciato la condanna all’ergastolo nei confronti di Renato Seferovic, ritenuto l’ultimo dei responsabili per la terribile morte di Angelica, Francesca ed Elisabeth Halilovic. Le tre sorelle, di rispettivamente quattro, otto e venti anni, trovarono una morte atroce la notte del 10 maggio 2017, restando intrappolate tra le fiamme del camper dove stavano riposando insieme al resto della famiglia. Il mezzo, parcheggiato nel piazzale del centro commerciale Primavera nel quartiere di Centocelle, venne avvolto dal fuoco in pochissimi istanti dopo il lancio di una bottiglia incendiaria, trasformandosi in una trappola mortale per le tre giovani vittime innocenti.
Secondo quanto ricostruito meticolosamente dagli inquirenti nel corso degli anni, il tragico evento non fu un gesto isolato, ma l’apice drammatico di una violenta faida tra due nuclei familiari rom, i Seferovic e gli Halilovic. Le tensioni erano infatti degenerate in un disegno volto all’eliminazione fisica della controparte, tanto che appena cinque giorni prima della strage era stato compiuto un tentativo analogo ai danni di Romano Halilovic. In quella circostanza, chi si trovava all’interno del mezzo era riuscito fortunatamente a mettersi in salvo, ma il monito non bastò a placare la sete di vendetta degli aggressori che tornarono a colpire con esiti definitivi poco dopo.
Le prove raccolte grazie alle telecamere di sorveglianza della zona, che comprendevano sia i dispositivi del centro commerciale sia quelli di una vicina scuola elementare, hanno permesso di dare un volto e un ruolo a ciascuno dei partecipanti alla spedizione punitiva. Quella notte, intorno alle 3.20, il gruppo si avvicinò al Fiat Ducato degli Halilovic. Mentre Serif Seferovic si trovava al volante dell’auto utilizzata per l’agguato, Johnson Seferovic procedeva al lancio materiale della molotov, preparata in precedenza da Lizabeta Vicola. Renato Seferovic, pur non avendo avuto un ruolo operativo diretto nel lancio, è stato condannato per concorso morale e materiale nell’omicidio, avendo partecipato attivamente all’intera operazione finalizzata all’incendio doloso.
Mentre per gli altri complici le pene definitive sono già state stabilite tra i 20 e i 30 anni di reclusione, la posizione di Renato era rimasta in sospeso fino alla decisione di ieri. L’uomo si trova attualmente in Bosnia e, nonostante la condanna al carcere a vita, la sua estradizione è stata finora negata dalle autorità locali, lasciando un’ombra di amarezza sull’effettiva esecuzione della pena. La fine del processo mette un punto fermo sulle responsabilità legali, ma non cancella il ricordo di quelle vite spezzate di cui rimasero intatti solo alcuni giochi sparsi sul piazzale annerito dal fumo.
M.M.