
Roma, scoperto racket delle case popolari: alloggi Inps venduti tra Magliana e Trullo
Un’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma ha messo in luce un sistema radicato tra i quartieri della Magliana e del Trullo, dove 64 alloggi di proprietà dell’Inps sono stati gestiti come proprietà private da una vera e propria banda criminale. Tra il febbraio del 2022 e l’aprile del 2023, queste abitazioni sono finite in una lista parallela, sottratta alle esigenze reali delle famiglie meno abbienti e messa sul mercato nero dell’occupazione abusiva. Il meccanismo era oliato e prevedeva un tariffario preciso, con prezzi che oscillavano tra i 5mila e i 10mila euro in base alla metratura della casa, oltre a possibili versamenti supplementari da effettuare con cadenza annuale per garantire la permanenza nell’immobile.
Il lavoro investigativo è stato condotto dai carabinieri della stazione di Villa Bonelli, sotto la guida del pubblico ministero Pierluigi Cipolla, il quale procede per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva. Attualmente risultano iscritte nel registro degli indagati 18 persone, tra le quali figurano sia gli organizzatori di questo circuito illegale sia gli occupanti che hanno accettato di pagare per scavalcare i diritti altrui. Gli inquirenti hanno dedicato mesi all’ascolto di residenti, testimoni e denuncianti per ricostruire l’estensione del fenomeno e comprendere se la banda abbia fatto ricorso a metodi estorsivi, violenza o minacce per mantenere il controllo del territorio e degli stabili. Le indagini hanno rivelato come il gruppo criminale fosse perfettamente organizzato, con ruoli diversificati e compiti ben definiti per ogni associato.
All’interno della banda c’era chi si occupava di monitorare costantemente il patrimonio immobiliare per individuare prontamente gli appartamenti che rimanevano liberi e chi, invece, aveva il compito di agire come procacciatore d’affari, cercando nuovi clienti disposti a sborsare ingenti somme pur di ottenere un tetto senza dover attendere i tempi infiniti della burocrazia. Questo sodalizio era talmente noto nell’ambiente che chiunque cercasse una sistemazione rapida, pur sapendo di non averne diritto, sapeva perfettamente a chi rivolgersi per entrare nel circuito parallelo. Tale situazione ha generato una profonda frustrazione tra i legittimi assegnatari che, nonostante avessero tutte le carte in regola per ottenere un alloggio, si sono visti sistematicamente scavalcati da persone senza alcun titolo. Le denunce presentate dai responsabili delle assegnazioni e dai cittadini onesti sono state la scintilla che ha permesso di scoperchiare questo sistema perverso.
Non è la prima volta che la Capitale si trova a fare i conti con simili dinamiche di malaffare legate al patrimonio abitativo pubblico. Circa quattro anni fa, un’operazione simile dei carabinieri aveva portato al sequestro di tredici appartamenti situati tra le zone di Dragona e Dragoncello. In quel caso, gli immobili di proprietà dell’Ater o del Comune di Roma venivano gestiti da privati che imponevano un prezzo d’ingresso decisamente più alto, capace di raggiungere anche i venticinquemila euro, a cui si aggiungeva un canone variabile tra i cinquecento e i seicento euro l’anno da versare direttamente all’organizzazione criminale. I nuovi sviluppi dell’inchiesta su Magliana e Trullo confermano quanto sia difficile sradicare queste logiche di spartizione che colpiscono le fasce più fragili della popolazione, trasformando diritti fondamentali in merce di scambio per il profitto di pochi.