
La protesta per la prolungata chiusura dell’istituto Mattarella di Casal Bertone
La protesta che ha animato le strade di Casal Bertone non è stata solo un coro di voci scontenthe, ma il grido di una comunità che vede uno dei suoi pilastri più fragili, l’istruzione, scricchiolare sotto il peso dell’incuria. Lo slogan apparso su uno dei cartelli dei manifestanti riassume con una sintesi quasi poetica la frustrazione dei genitori: « Due piani chiusi, mille promesse aperte ». L’Istituto Piersanti Mattarella, e in particolare il plesso elementare Randaccio, si trova oggi al centro di un paradosso tipicamente romano, dove un edificio considerato un modello per il territorio finisce per essere interdetto a causa del cedimento di un solaio. Il crollo, avvenuto lo scorso novembre, ha innescato una reazione a catena che ha sottratto ai bambini la mensa, il refettorio e diverse aule, costringendo la dirigenza a una rimodulazione degli spazi che somiglia più a un gioco d’incastri che a una normale organizzazione didattica. Sono ben 241 gli alunni che oggi vivono la scuola a metà, con molti di loro trasferiti temporaneamente nel plesso di Casal Bertone che solitamente ospita le medie.
La questione non riguarda solo un singolo incidente, ma una diagnosi molto più severa emersa dalle ispezioni tecniche seguite al crollo. L’edificio è vittima di una patologia strutturale legata alla sua vetustà e, soprattutto, a una manutenzione che negli anni è stata latitante. Sara Paoloni, che presiede il Consiglio di istituto del Piersanti Mattarella, è stata molto chiara nel denunciare le mancanze del passato recente: «La richiesta di interventi è stata fatta da anni, ci sono e-mail che lo comprovano, noi non siamo dei tecnici, siamo genitori e ora ci troviamo in questa situazione per la mancata manutenzione e la stessa cosa vale per il plesso Casal Bertone». Le sue parole riflettono il sentimento di chi si sente tradito da una burocrazia che sembra accorgersi dei problemi solo quando diventano emergenze conclamate. Dal canto suo, l’amministrazione del IV Municipio cerca di difendere il proprio operato evidenziando gli investimenti fatti negli ultimi 4 anni.
Annarita Leobruni, assessore alla Scuola per il territorio, ha spiegato come la gestione di centotrentasei plessi scolastici sia una sfida costante, nonostante lo stanziamento di 20 milioni di euro. Il ritardo nella programmazione dei lavori per il Mattarella è stato causato proprio dalla necessità di attendere la perizia dello strutturista, arrivata un mese dopo il crollo, che ha evidenziato problemi talmente gravi da richiedere fondi non previsti nel bilancio ordinario. L’assessore ha chiarito la strategia messa in atto per recuperare il tempo perduto: «Abbiamo attivato una richiesta di mutuo con il Campidoglio perché l’ammontare dei lavori è di 4 milioni di euro e abbiamo scritto anche al ministero dell’Istruzione per poter attingere ai fondi di “somma urgenza” la scorsa settimana, nel mentre abbiamo convenuto che per non inficiare la didattica sulla rimodulazione degli spazi senza spostare i bambini in altre strutture ma provvedendo con la ditta della refezione e l’Asl a erogare pasti caldi in classe».
Nonostante la buona volontà dichiarata e i piccoli interventi già conclusi, come il rifacimento delle scale e dei bagni della scuola d’infanzia, l’orizzonte per il ritorno alla completa normalità resta lontano. La mensa potrebbe tornare operativa per l’estate, ma il resto dell’istituto richiederà un impegno di lungo respiro. La conclusione dell’assessore Leobruni non nasconde la complessità della sfida: «La mensa sarà ripristinata a fine giugno, per il resto ci vorrà più tempo». Questa attesa forzata trasforma la Randaccio in un paziente trascurato per troppo tempo, per il quale il processo di guarigione non può che essere lento e faticoso. In questo scenario, le famiglie di Casal Bertone continuano a monitorare ogni passo della politica, consapevoli che tra le promesse aperte e la riapertura reale dei piani ci sia di mezzo la sicurezza dei loro figli.