
Adescato, rapito e picchiato: trappola a luci rosse sventata dalla polizia
L’illusione di un pomeriggio galante si è trasformata in un risveglio traumatico tra le mura di un appartamento alla periferia di Roma, dove un uomo residente a Genzano ha vissuto ore di pura angoscia. Quella che doveva essere una piacevole parentesi si è rivelata in realtà una spietata imboscata, orchestrata con cinismo da una coppia che ha trasformato un invito privato in un sequestro di persona finalizzato all’estorsione. La vittima, ancora profondamente scossa dai fatti accaduti, ha faticato a ricostruire l’esatta sequenza degli eventi, fornendo ai soccorritori una testimonianza intrisa di smarrimento e dolore fisico. «Non so cosa sia successo. Mi sono svegliato così», ha mormorato l’uomo una volta messo in sicurezza, provando a dare un senso ai segni della violenza che portava sul volto.
Tutto era iniziato con un contatto telefonico apparentemente innocente. Una donna, che la vittima conosceva già da qualche tempo e con cui credeva potesse nascere un legame affettivo, lo aveva invitato presso la sua abitazione in zona Casilino per trascorrere insieme qualche ora in intimità. Spinto dalla fiducia e dal desiderio, l’uomo ha preso l’autobus dai Castelli Romani per raggiungere la capitale, convinto di andare incontro a un appuntamento. La realtà che lo attendeva oltre la soglia di quella casa era però radicalmente diversa. Ad accoglierlo non c’era il calore di un incontro romantico, ma la furia di un complice di nazionalità tunisina che, senza proferire parola, ha iniziato a colpirlo con inaudita ferocia non appena ha varcato l’ingresso.
Il malcapitato, sopraffatto dalla sorpresa e dalla violenza dei colpi, è svenuto quasi immediatamente, perdendo il contatto con la realtà per diverse ore. Al suo risveglio, avvenuto solo il mattino seguente, si è ritrovato completamente solo in una stanza spoglia, privo di ogni effetto personale. Gli aguzzini avevano fatto sparire i suoi documenti, il portafoglio e il telefono cellulare, lasciandolo letteralmente isolato dal mondo. La porta dell’appartamento era stata chiusa a chiave dall’esterno, trasformando l’alloggio in una prigione improvvisata. Nonostante lo stato confusionale e le ferite riportate, l’uomo è riuscito fortunatamente a reperire un apparecchio telefonico dimenticato o lasciato nell’abitazione, lanciando un disperato allarme al numero unico di emergenza 112.
L’intervento delle Volanti e del Commissariato Casilino è stato tempestivo e risolutivo. Supportati dai vigili del fuoco, necessari per abbattere la porta blindata, gli agenti hanno liberato il prigioniero, che appariva frastornato e visibilmente ferito. «Sono entrato. Ho visto lei, poi lui che ha iniziato a picchiarmi. Dopo un po’ sono svenuto», ha riferito agli inquirenti durante le prime fasi del soccorso, fornendo però quei pochi ma preziosi dettagli che hanno permesso di identificare rapidamente i sospettati. La descrizione della donna, già nota alle forze dell’ordine per precedenti legati al mondo degli stupefacenti, ha orientato immediatamente le indagini verso la zona del Quarticciolo, dove la coppia è stata intercettata poco dopo la fuga.
Nonostante un inutile tentativo di resistenza per sfuggire alla cattura, i due malviventi sono stati bloccati e condotti in commissariato, dove l’arresto è stato formalizzato con accuse pesantissime che vanno dal sequestro di persona all’estorsione. Per la vittima è iniziato invece il difficile percorso di cure in ospedale, dove i medici hanno riscontrato numerose lesioni, specialmente nella zona del volto, segni tangibili di un pestaggio brutale. Oltre alle cicatrici fisiche, alla vittima resta l’amarezza di essere stata ingannata cinicamente.