
Terrore a Dubai, due romane bloccate dopo l’attacco all’Iran: voli sospesi
Quella che doveva essere una rilassante parentesi sotto il sole degli Emirati Arabi si è trasformata in un incubo ad occhi aperti per due giovani amiche romane, testimoni involontarie di un’escalation militare che sta scuotendo l’intero Medio Oriente. Giulia e Sofia, residenti rispettivamente nei quartieri di San Lorenzo e del Pigneto, si trovano attualmente bloccate a Dubai, una metropoli che fino a pochi giorni fa rappresentava il simbolo del lusso e del divertimento e che ora vive ore di estrema tensione. La crisi è scaturita dai bombardamenti effettuati da Teheran come ritorsione agli attacchi subiti da parte di Stati Uniti e Israele, una spirale di violenza che ha portato alla chiusura immediata degli scali aeroportuali e alla cancellazione di centinaia di voli internazionali, lasciando migliaia di passeggeri nell’incertezza più totale.
Le due ragazze hanno vissuto momenti di autentico terrore mentre si godevano un momento di svago che sembrava lontano anni luce dai venti di guerra. Giulia ha descritto con precisione l’istante in cui la percezione del pericolo è diventata concreta e spaventosa. «Eravamo al mare e in lontananza abbiamo sentito due boati. Leggendo le notizie ci siamo allarmate e siamo rientrate in albergo, cercando di metterci in contatto con il consolato per capire la situazione. Dopo più di due ore il consolato ci ha risposto al telefono dicendoci di registrarci sul sito viaggiaresicuri.it, di contattare la compagnia aerea e di seguire le loro indicazioni sulle pagine social e di rimanere in albergo», ha spiegato la giovane romana, evidenziando anche una certa difficoltà iniziale nel reperire informazioni chiare dalle autorità competenti.
La situazione non è migliorata con il passare delle ore, poiché la rappresaglia iraniana è proseguita con intensità, rendendo l’atmosfera a Dubai ancora più cupa. Le esplosioni udite in lontananza hanno scandito il tempo di una vacanza ormai naufragata. «Nel pomeriggio si sono sentiti altri boati, così come nella notte, durante la quale è suonato anche l’alert del telefono. Il nostro volo di questa mattina è stato ovviamente cancellato e abbiamo dovuto estendere la permanenza in albergo, a nostre spese, in attesa di capire cosa fare. Questa mattina siamo riuscite a metterci in contatto con l’ambasciata di Abu Dhabi che ci ha confermato di guardare i social per aggiornamenti», ha aggiunto la 25enne, che nella vita di tutti i giorni lavora proprio nel settore alberghiero nella capitale italiana.
Il senso di isolamento è forse l’aspetto che più pesa sulle due amiche, chiuse all’interno dell’Holiday Inn Express Safa Park. La sensazione di essere in balia di eventi geopolitici enormi, senza una guida costante, ha alimentato una comprensibile angoscia. «Siamo qui da sole in un paese straniero e sentire dei boati così all’improvviso sapendo di cosa si tratta non è piacevole. E poi non ci danno indicazioni, le uniche risposte ricevute dal consolato o ambasciata sono state quelle di controllare gli aggiornamenti e di registrarsi sul sito. È veramente molto difficile riuscire a mettersi in contatto con queste strutture», ha confessato Giulia, manifestando la preoccupazione di chi si sente vulnerabile lontano da casa. Le due ragazze attendono ora con impazienza la riapertura dei canali aerei, sperando che la diplomazia possa garantire loro un ritorno sicuro in Italia.
La vicenda di Giulia e Sofia non è però isolata. Sono circa 58mila i connazionali che in questo momento si trovano nella regione interessata dal conflitto, distribuiti tra Israele, Iraq e la penisola arabica. Tra i bloccati eccellenti figura anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto fermo a Dubai proprio a causa del blocco dei voli. Sul fronte istituzionale, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cercato di rassicurare le famiglie, confermando l’attivazione di tutte le procedure di emergenza. La Farnesina ha convocato una riunione urgente con ambasciatori e consoli per garantire assistenza e sicurezza, mentre la sala dell’unità di crisi rimane operativa 24 ore su 24 per monitorare l’evoluzione di una crisi che sembra non voler concedere tregua.