
Monteverde, il giallo dello sparo contro la finestra di una cameretta
L’atmosfera tranquilla di Monteverde, uno dei quartieri residenziali più apprezzati della capitale per la sua vivibilità e il suo carattere familiare, è stata bruscamente scossa da un episodio che ha lasciato una coppia di residenti in uno stato di profonda inquietudine. Quello che inizialmente era stato scambiato per il banale esito di un gioco tra bambini o un piccolo incidente domestico si è rivelato, a un esame più attento, un atto di violenza gratuita e potenzialmente pericolosissimo. Tutto è iniziato tra la serata di martedì 24 e quella di mercoledì 25 febbraio 2026, quando i genitori, entrando nella stanza del figlio, hanno notato un segno sospetto sul vetro della finestra.
La scoperta ha immediatamente innescato una serie di riflessioni e controlli minuziosi. Inizialmente, la madre e il padre avevano ipotizzato che l’impatto potesse essere stato causato dal lancio accidentale di un giocattolo o di un piccolo sasso sollevato dal vento o da un passante. Tuttavia, la precisione del segno e la sua collocazione hanno spinto la donna a osservare meglio la superficie vetrata, riscontrando un dettaglio che ha cambiato radicalmente la percezione dell’evento. Come raccontato dalla stessa residente, che ha scelto di mantenere l’anonimato per tutelare la propria privacy pur volendo lanciare un allarme pubblico, la natura del danno era inequivocabile.
«Abbiamo notato un foro sul vetro della finestra della cameretta di nostro figlio. Chiaramente ci è venuto il dubbio che potesse trattarsi del lancio di qualche gioco, ma poi osservando bene il foro, abbiamo visto che si trovava sul vetro esterno. Sembrava così d’impatto, come se qualcuno avesse lanciato qualcosa, un oggetto contundente o magari un sasso. Prestando più attenzione abbiamo visto che si trattava di un foro circolare riconducibile a uno sparo», ha spiegato la donna, descrivendo il momento esatto in cui la preoccupazione ha preso il sopravvento sulla curiosità. La consapevolezza che il vetro esterno fosse stato perforato in modo così netto ha spinto la coppia a non sottovalutare la situazione e a rivolgersi immediatamente alle autorità competenti per fare chiarezza.
Una volta presentata la denuncia formale, i timori della famiglia hanno trovato una conferma tecnica tanto precisa quanto allarmante. Gli esperti delle forze dell’ordine che hanno analizzato il foro hanno infatti stabilito che l’impatto non era stato causato da un oggetto lanciato a mano, bensì da un proiettile sparato da un dispositivo specifico. Si tratterebbe di un’arma ad aria compressa ad alta precisione, uno strumento che, pur non essendo un’arma da fuoco convenzionale, possiede caratteristiche balistiche notevoli e può risultare estremamente pericoloso se utilizzato in contesti urbani densamente popolati.
La relazione tecnica ha evidenziato dettagli che hanno ulteriormente scosso i genitori. «La sera abbiamo fatto la denuncia e hanno confermato: sparo di un’arma ad aria compressa ad alta precisione con una mira anche fino a oltre 500 metri. Ci hanno riferito che il colpo è partito presumibilmente da uno dei palazzi di fronte al nostro», ha proseguito la madre nel suo racconto. Questa informazione suggerisce che l’autore del gesto si trovasse in una posizione elevata, probabilmente all’interno di un’abitazione privata, e che abbia agito con una deliberata intenzione di colpire un bersaglio, sebbene non sia ancora chiaro se l’obiettivo fosse proprio quella finestra o se si sia trattato di un errore durante un esercizio di tiro al bersaglio improvvisato.
Nonostante non risultino al momento altre segnalazioni analoghe nel quadrante di Monteverde, il senso di insicurezza si è ormai insinuato tra gli abitanti della zona. La vittima dell’episodio ha sottolineato come la configurazione del proprio balcone renderebbe difficile un impatto dal basso, avvalorando l’ipotesi di uno sparo proveniente dai piani alti delle palazzine circostanti. La riflessione finale della donna apre uno scenario inquietante su quelle che potrebbero essere le abitudini di qualche vicino sconsiderato. «Non si può stare sereni neppure a stendere i panni sul proprio balcone, che tra l’altro ha un parapetto di muro di quasi 130 centimetri. Questo ci fa pensare che il colpo potrebbe essere partito da un piano alto. Qualcuno si diverte a mirare i gabbiani?», si è chiesta amaramente la residente.