
Roma Termini, furti alla Coin: indagati 21 tra poliziotti e carabinieri
Lo scalo ferroviario più trafficato d’Italia, la stazione Termini, è diventato lo scenario di una vicenda che desta stupore e incredulità. Al centro di un’articolata inchiesta della Procura di Roma si trova lo store Coin di via Giolitti, dove, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si gestiva un vero e proprio mercato parallelo. L’aspetto che desta maggiore scalpore riguarda la lista degli indagati: su un totale di 44 persone, figurano ben 21 esponenti delle forze dell’ordine, tra cui 9 poliziotti, con ruoli che spaziano dai commissari alla dirigente Polfer, e 12 carabinieri, molti dei quali in servizio proprio all’interno dello scalo.
Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace, almeno fino a quando i conti dell’azienda non hanno iniziato a mostrare voragini preoccupanti. La merce veniva selezionata dai clienti, spesso dipendenti di altri negozi della stazione o militari, e infilata in buste sotto al bancone. Al momento del passaggio in cassa, i dipendenti coinvolti battevano cifre irrisorie rispetto al valore reale degli articoli oppure generavano scontrini di cortesia relativi a transazioni precedenti per simulare un pagamento regolare. In alcuni casi, i contanti venivano consegnati direttamente nelle mani delle cassiere, che invece di riporli nel registratore li facevano sparire nelle proprie borse o tasche.
La figura centrale di questo sistema sarebbe una commessa responsabile di una cassa del reparto uomo, alla quale vengono contestati circa 80 episodi. Per gli inquirenti, la donna e tre colleghi avrebbero messo in piedi questo giro per assicurarsi uno stipendio parallelo decisamente sostanzioso. Tra le pieghe del capo di imputazione emergono dettagli su giornate specifiche, come quella del 18 ottobre 2024, quando la donna si sarebbe impossessata di almeno dieci articoli precedentemente messi da parte, simulando un’operazione contabile con uno scambio di denaro palesemente inferiore al valore della merce. In un’altra occasione, filmata dalle telecamere, la dipendente avrebbe rimosso le placche antitaccheggio ad alcuni articoli prima di consegnarli ad un uomo che si sarebbe allontanato senza pagare nulla.
La difesa degli esponenti delle forze dell’ordine coinvolti punta sulla buona fede e su un presunto intento solidale. L’avvocato Andrea Falcetta al Messaggero ha voluto precisare che i suoi assistiti «sono indagati per episodi dei quali dimostreremo l’insussistenza e dal valore di poche decine di euro. Nell’ultimo anno hanno operato circa 50 arresti in flagranza oltre a quasi un centinaio di denunce a piede libero, recuperando merce rubata per migliaia di euro». Alcuni di loro avrebbero dichiarato di aver agito per aiutare la cassiera, che lamentava gravi problemi familiari, prestandole del denaro e ricevendo in cambio quelli che credevano fossero sconti legittimi, senza sospettare l’irregolarità della procedura.
Tuttavia, il materiale probatorio raccolto sembra raccontare una storia diversa. Oltre ai filmati della videosorveglianza, gli investigatori hanno analizzato la copia forense del telefono della cassiera principale, trovando decine di messaggi scambiati con i clienti. In queste chat si faceva shopping diretto, chiedendo di mettere da parte jeans di marca, giubbini Lacoste, intimo Calvin Klein, ma anche oggetti più piccoli come candele e cioccolatini. Queste operazioni avrebbero portato a un danno economico enorme per l’esercizio commerciale: la denuncia del direttore della Coin ha evidenziato un ammanco di 184mila euro nell’inventario del 2023, a cui si sono aggiunti altri 100mila euro solo nei primi mesi dell’anno successivo.
M.M.