
Addio IPA: l’ente capitolino chiude in un mare di debiti e polemiche
Dopo 84 anni di attività, l’Istituto di previdenza e assistenza dei dipendenti capitolini (Ipa) è destinato alla liquidazione. La decisione della Giunta capitolina, che sarà ratificata a dicembre, segna la fine di un ente che ha accompagnato generazioni di lavoratori comunali. La crisi economica e gestionale, culminata con un passivo di oltre 46 milioni di euro, ha reso inevitabile questa scelta, che coinvolgerà circa 11mila lavoratori, inclusi quelli del Comune di Fiumicino.
Le difficoltà economiche dell’Ipa non sono una novità. Già nel 2023, l’ente era stato commissariato dal sindaco Gualtieri, con Albino Ruberti nominato per gestire la transizione. Tuttavia, i problemi finanziari si sono aggravati negli anni precedenti a causa di una gestione opaca e spesso al centro di inchieste giudiziarie. Tra le accuse più gravi figurano la concessione di prestiti non garantiti, viaggi all’estero per parenti di dirigenti e l’assenza di un piano per risanare i conti. La situazione ha portato la Corte dei Conti a intervenire, evidenziando numerose irregolarità.
Il processo di liquidazione, previsto a partire da gennaio 2025, comporterà la distribuzione delle attività residue tra i servizi di welfare già attivi per i dipendenti capitolini. Le prestazioni sanitarie, come le polizze mediche, saranno separate dal resto del welfare e integrate nella contrattazione collettiva. Per quanto riguarda i contributi previdenziali, saranno trasferiti in altri fondi esistenti o rimborsati. L’obiettivo è garantire la continuità dei servizi essenziali, pur con un sistema profondamente riorganizzato.
Il caso Ipa rappresenta un capitolo amaro nella gestione delle risorse pubbliche capitoline. Il nuovo assessore al personale, Giulio Bugarini, ha sottolineato l’importanza di un welfare “più moderno e trasparente”, impegnandosi a evitare nuovi sprechi. Tuttavia, i sindacati hanno espresso preoccupazione per l’impatto della chiusura sui lavoratori. Mentre Roma guarda avanti, resta l’eredità di un ente che avrebbe dovuto essere un pilastro del welfare, ma che si è trasformato in un simbolo di cattiva amministrazione e sprechi.
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