
Terremoto al Garante della Privacy: si dimette un consigliere
Una testa, alla fine, è caduta, e soltanto il trascorrere del tempo potrà chiarire se si tratterà di un caso isolato o dell’inizio di una serie di defezioni ai vertici dell’Autorità per la Privacy. Dopo giorni caratterizzati da fortissime pressioni mediatiche e politiche, Guido Scorza ha rassegnato le proprie dimissioni dal ruolo di componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. L’avvocato civilista, noto esperto di nuove tecnologie ed eletto in quota Movimento 5 Stelle, era finito al centro di una tempesta perfetta scatenata dall’indagine della Procura di Roma relativa alle cosiddette spese pazze dell’Authority. Le accuse dei magistrati capitolini descrivono un sistema in cui scontrini di ogni genere, dagli acquisti presso il macellaio alle sedute dal parrucchiere, venivano fatti confluire nei rimborsi spese dell’ente, insieme a voli in business class utilizzati anche per tratte nazionali brevi e soggiorni in strutture alberghiere di lusso.
Scorza non è l’unico nome iscritto nel registro degli indagati, poiché l’inchiesta coinvolge l’intero vertice dell’organismo con sede a Piazza Venezia. Insieme a lui figurano Agostino Ghiglia, Ginevra Cerrina Feroni e il presidente Pasquale Stanzione, tutti accusati in concorso di corruzione e peculato. La decisione di Scorza è giunta attraverso un video pubblicato sui propri canali social, nel quale ha annunciato la scelta con parole nette, spiegando di aver agito per tutelare l’onore dell’istituzione. Nel suo intervento, il consigliere uscente ha dichiarato: « Ho appena trasmesso al presidente e al segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio ». Ha poi aggiunto che si tratta di una « decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione », sottolineando come il Paese necessiti di un’autorità che goda di una autorevolezza non solo effettiva ma anche chiaramente percepita dall’opinione pubblica.
Oltre alla questione dei rimborsi spese, che secondo le tesi accusatorie sarebbero lievitati in modo esponenziale passando da circa 20mila a 400mila euro annui, la magistratura sta scavando nei potenziali conflitti di interesse. Sotto la lente d’ingrandimento è finito lo studio legale E-Lex, fondato dallo stesso Scorza, che avrebbe intrattenuto rapporti professionali con la Asl Abruzzo 1. Questa circostanza ha sollevato dubbi poiché l’azienda sanitaria era stata oggetto di accertamenti da parte del Garante, conclusi con un semplice ammonimento senza sanzioni pecuniarie, a differenza di quanto accaduto in casi analoghi con altre strutture sanitarie. Nonostante il passo indietro, Scorza ha ribadito la propria estraneità ai fatti, affermando di lasciare « nell’assoluta certezza di non avere nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse ». L’ex componente del Collegio ha inoltre espresso apprezzamento per il ruolo della stampa e della magistratura, definendo le inchieste « giuste, utili e democraticamente preziose ».
Mentre le opposizioni continuano a chiedere un azzeramento totale del Collegio, la maggioranza di centrodestra ha finora difeso la legittimità dell’organo, ricordando che la sua elezione risale al 2020 sotto il precedente governo. Il presidente Stanzione ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica parlando di spese che sarebbero riconducibili ad atti regolarmente autorizzati. Tuttavia, il lavoro degli inquirenti prosegue sui materiali informatici sequestrati, estendendosi anche ad altri ambiti come le sanzioni ridotte a colossi del web e i benefit esclusivi legati a tessere di compagnie aeree. Il rischio concreto è che ora possa intervenire anche la Corte dei Conti per valutare un possibile danno erariale legato all’utilizzo improprio dei fondi pubblici.
M.M.