
Roma Zona 30: da oggi controlli rafforzati e pioggia di multe ai trasgressori
Il tempo delle prove è ufficialmente scaduto, lasciando il posto al rigore del Codice della strada. Da questa mattina, chiunque si trovi a circolare nel cuore di Roma deve fare i conti con un tachimetro che non può più permettersi distrazioni: le sanzioni per il superamento del limite di 30 chilometri orari sono entrate in vigore a pieno regime. Si chiude così la fase di sperimentazione durata due mesi, un periodo di cuscinetto che era stato concesso dall’amministrazione per permettere alla cittadinanza di metabolizzare una trasformazione radicale della mobilità urbana. Adesso, l’intero quadrante centrale è stato formalmente classificato come strada urbana ciclabile, una dicitura tecnica che permette di imporre un’andatura lenta ma costante, finalizzata alla convivenza tra motori e biciclette che spesso, nel traffico romano, assomiglia più a una sfida di sopravvivenza che a una pacifica condivisione.
La geografia di questo nuovo limite è vasta e tocca i nervi scoperti del traffico capitolino. La stretta colpisce l’asse vitale che collega la stazione Termini al Vaticano, coinvolgendo arterie fondamentali come via Nazionale, via del Plebiscito e corso Vittorio Emanuele II. Ma la ragnatela dei 30 all’ora si estende ben oltre, abbracciando via del Teatro di Marcello, via Petroselli, fino a toccare il rione Monti e il centro storico più profondo con via del Tritone, via Barberini e la celebre via Veneto. Non sono risparmiati nemmeno i passaggi sotterranei come il Traforo Umberto I o le discese panoramiche come quella del Pincio, includendo anche zone di shopping come via del Babuino. Per automobilisti e motociclisti, la sfida non è solo psicologica ma anche pratica, poiché la vigilanza sarà affidata a una rete capillare di autovelox fissi e mobili, affiancati da tutor e telelaser pronti a immortalare ogni eccesso di velocità.
Sul fronte delle tasche dei romani, il listino delle infrazioni è piuttosto salato e non ammette molti margini di errore, se non quelli tecnici previsti dalla legge. Bisogna ricordare che gli strumenti di rilevazione applicano uno scarto di tolleranza di 5 chilometri orari, il che significa che la multa scatta effettivamente quando la velocità registrata tocca i 36 chilometri orari. Se lo sforamento è contenuto entro i 10 chilometri orari oltre il limite, la sanzione pecuniaria oscilla tra 42 e 173 euro, senza intaccare il saldo dei punti sulla patente. Tuttavia, la situazione si complica sensibilmente quando l’ago della bilancia sale: superare il limite tra gli 11 e i 40 chilometri orari comporta una spesa che può arrivare a 694 euro e la perdita immediata di tre punti, un colpo non indifferente per chi usa il mezzo quotidianamente per lavoro.
Per chi invece decide di correre rischi ancora maggiori, le conseguenze diventano drastiche. Un eccesso di velocità tra i 40 e i 60 chilometri orari oltre la soglia dei 30 può costare fino a 2.170 euro e sei punti in meno. Il caso limite, quello dei 96 chilometri orari o superiore in strade così strette e affollate, trasforma la multa in un salasso da oltre tremila euro con la perdita secca di dieci punti in un solo colpo. La normativa non dimentica i recidivi e i neopatentati, prevedendo per questi ultimi il raddoppio delle decurtazioni e per chi ripete l’infrazione grave nell’arco di un biennio la possibilità della revoca definitiva della licenza di guida.
Nonostante la fermata del Campidoglio, la resistenza non si è fatta attendere e ha preso la via dei tribunali amministrativi. Diverse associazioni di categoria, tra cui Le Partite Iva e alcuni comitati di tassisti, hanno depositato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato sperando di ribaltare il provvedimento della giunta. La tesi dei ricorrenti è chiara e si poggia su quanto già accaduto in altre realtà italiane: «Non permetteremo che Roma diventi il laboratorio di un ambientalismo punitivo. Quanto accaduto a Bologna, dove il progetto Zona 30 è stato annullato dai giudici amministrativi, rappresenta il precedente legale che intendiamo utilizzare nella Capitale». La battaglia legale è appena iniziata, ma nel frattempo il consiglio è di tenere il piede leggero, perché i controlli sono già partiti e la pazienza dei vigili sembra essere finita insieme al periodo di tolleranza.