Roma, salgono a 6 gli istituti occupati per la Palestina

07/10/2025

L’ondata di mobilitazioni studentesche a sostegno della Palestina non accenna a fermarsi. Dopo i cortei del 3 e 4 ottobre, che hanno paralizzato la città, l’onda delle occupazioni si è estesa ad altri istituti romani. Ieri sono stati presi anche il liceo scientifico Tullio Levi Civita in zona Prenestina, il liceo classico e linguistico Kant a Centocelle e il liceo Plinio Seniore in zona Porta Pia. Con queste ultime tre occupazioni, salgono a sei le scuole superiori della Capitale coinvolte nella protesta, insieme al Rossellini, al Cavour e al Socrate.

Al Plinio, gli studenti del collettivo “Venti novembre” hanno spiegato le ragioni della protesta con una nota diffusa sui social: «Sentiamo il bisogno di alzare la conflittualità delle nostre azioni e di partecipare attivamente al blocco delle scuole per la causa palestinese». Dopo un’assemblea “molto partecipata”, gli studenti hanno preso possesso dell’istituto nel primo pomeriggio e organizzato un programma di attività che prevedeva dibattiti e una grigliata serale riservata a interni ed ex studenti.

Al liceo Kant la situazione è stata più tesa: intorno alle 7.30 del mattino un gruppo di circa venti giovani incappucciati ha fatto irruzione all’apertura dei cancelli, quando nell’edificio erano presenti solo i collaboratori scolastici. Dopo aver esposto striscioni con la scritta “Kant Occupato” e acceso fumogeni rossi e verdi, i ragazzi hanno pubblicato sui social un messaggio chiaro: «Il Kant sa da che parte stare». In una delle immagini successive, tre studenti con il volto coperto hanno mimato con le mani il gesto della P38, la pistola simbolo degli anni di piombo. Un riferimento che ha immediatamente sollevato polemiche, rievocando le stagioni più buie del terrorismo italiano.

Anche al Tullio Levi Civita la protesta è iniziata all’alba con modalità simili: ingresso dei manifestanti prima dell’arrivo dei docenti, esposizione di striscioni e diffusione di un comunicato firmato dagli occupanti. «L’occupazione nasce dall’esigenza di contribuire alla lotta palestinese», hanno scritto gli studenti, denunciando il “muro di passività” che a loro dire caratterizza da sempre le scuole della periferia est di Roma. Da qui, la spinta a costruire un coordinamento delle scuole di Roma Est, promosso dal movimento studentesco Osa, che ha rivendicato la regia delle occupazioni autunnali. «Costruiamo l’occupazione anche nelle periferie», si legge nel loro messaggio, con un chiaro richiamo allo slogan delle piazze: «Blocchiamo tutto».

Intanto, in alcuni licei la situazione sta lentamente tornando alla normalità. Al Cavour, vicino al Colosseo, le lezioni sono riprese regolarmente e non sono stati segnalati danni gravi. Al Socrate, occupato dal 30 settembre e liberato sabato 4 ottobre, gli studenti torneranno oggi in classe, dopo gli interventi di pulizia e sanificazione degli spazi. Ma la tensione resta alta: le nuove occupazioni indicano che la mobilitazione per la Palestina, partita dalle piazze, continua ora nei corridoi e nelle aule della scuola romana.

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