
Roma–Napoli, sfida scudetto ad alta tensione: le scelte di Gasperini
Roma–Napoli è la partita che può mettere in fila tutto: ambizioni, identità, limiti e prospettive di una Roma che con Gasperini ha riscritto il proprio orizzonte. Il primo posto in classifica non basta più per misurare il valore del gruppo. Ora servono quelle notti che pesano più dei tre punti, quelle in cui ci si confronta con una squadra che ha già vinto e si indossano, uno dopo l’altro, i galloni da grande che l’allenatore continua a evocare: «Se stiamo lassù non è un caso». Il big match delle 20.45 arriva con l’entusiasmo di chi guarda tutti dall’alto, ma anche con il peso delle sconfitte contro Inter e Milan, l’unico dettaglio stonato di un percorso fin qui inatteso e sorprendente.
Per questo il Napoli di Antonio Conte diventa un esame perfetto: affrontare i campioni d’Italia mentre si è in vetta significa misurare la solidità del presente e, allo stesso tempo, accreditarsi per un futuro che potrebbe non essere più soltanto «un sogno da far cullare ai tifosi». In questa cornice si muove anche il piano sicurezza, perché una partita così, per storia e precedenti, non è solo sport. È un evento ad alto rischio, capace di trasformare la città in una macchina complessa da governare.
Giovedì il Comitato provinciale per l’ordine pubblico ha affrontato il tema dei possibili scontri tra tifoserie, mentre venerdì la Questura ha definito nel dettaglio i dispositivi operativi. Aumentato il numero di forze dell’ordine, intensificati i controlli nei punti sensibili, bonifiche nell’area dell’Olimpico e nelle zone dove i gruppi organizzati sono soliti radunarsi. Non mancheranno gli ultrà partenopei: il divieto di vendita dei biglietti riguarda solo i residenti in Campania, e per questo sono attesi almeno quindicimila tifosi del Napoli provenienti da altre regioni. Per loro i controlli saranno rafforzati ai caselli – in particolare Roma Sud – nelle stazioni e alle fermate della metro. L’obiettivo: evitare tensioni, scongiurare contatti e impedire che i residenti restino ostaggio dei blocchi.
Dentro questo scenario si definiscono anche le scelte di Gasperini, che può contare su Koné ed El Aynaoui, usciti acciaccati dalla gara contro il Midtjylland ma pronti a giocare dal primo minuto. Per il francese la titolarità è una certezza, mentre attorno al marocchino ruotano i principali dubbi. L’idea di un attacco leggero sembra favorita: fuori Ferguson, dentro qualità e possesso con Soulé, Pellegrini e Dybala. «La Joya sta bene atleticamente, non ha nessun problema», ha spiegato Gasp, lasciando però aperta la questione ruolo: «Come punta centrale ha avuto difficoltà».
L’ipotesi più concreta è quella di Dybala e Soulé larghi, con Cristante trequartista ed El Aynaoui in mediana. Ma i dubbi restano: su Dybala, sulla gestione delle energie e sulle stesse scelte di Gasperini, che nell’allenamento di ieri ha mischiato le carte mantenendo aperti tutti gli scenari. Compreso quello più sorprendente: Baldanzi ancora una volta al centro dell’attacco, affiancato da Soulé e Bailey, decisivo in Europa con l’assist per El Shaarawy.
Il resto della formazione appare definito: Mancini torna braccetto di destra, Ndicka centrale e Hermoso sul centro-sinistra. Sulle fasce nessuna sorpresa, con Celik a destra e Wesley a sinistra nonostante la prova opaca dell’ultima uscita. Una Roma solida, carica e consapevole di giocarsi molto più di una partita.