
Roma furibonda per il contestato goal-vittoria dell’Atalanta
«In area piccola non si può toccare il portiere. Dalle immagini si vede bene che c’è stata una carica nei miei confronti. Quindi, sì, sono arrabbiato». Così il portiere giallorosso Svilar ai microfoni di Dazn al termine della partita, subito dopo aver rivisto le immagini dell’azione decisiva che ha dato i tre punti all’Atalanta. Stessa emozione per il tecnico della Roma, che già al momento del goal di Scalvini aveva contestato duramente l’operato della squadra arbitrale e del Var, che a suo giudizio avrebbe dovuto chiamare il direttore di gara all’on field review.
Il ritorno di Gian Piero Gasperini al Gewiss Stadium è stato così un concentrato di emozioni contrastanti, dove il calore dell’accoglienza si è scontrato con l’amarezza di un risultato deciso dall’episodio contestatissimo. Se la sua ex curva lo ha omaggiato con uno striscione commovente, in un altro settore del tifo bergamasco non è mancata una punta di polemica per le modalità dell’addio estivo. Tuttavia, una volta iniziato il match, il tecnico giallorosso si è concentrato solo sulla sua Roma, incitando i giocatori con urla che hanno squarciato il silenzio dello stadio: «Stiamo dormendo», è stato il suo richiamo costante per scuotere una squadra apparsa a tratti contratta.
Il punto di rottura della serata è coinciso con la rete del vantaggio orobico, giudicata dal tecnico assolutamente irregolare. Gasperini non ha usato mezzi termini per esprimere il proprio dissenso verso le decisioni arbitrali e il mancato intervento del Var, parlando di un errore tecnico ingiustificabile. Secondo la visione dell’allenatore: «Abbiamo preso un gol difficile da valutare in campo ma rivedendolo è assurdo convalidarlo, è inspiegabile per quelle che sono le regole poter fare degli errori del genere». Il tecnico ha evidenziato ben due falli nella stessa azione: un contatto sul volto del portiere Svilar e un successivo tocco di braccio dell’attaccante atalantino. Lo stesso estremo difensore ha rincarato la dose, richiamando con onestà intellettuale episodi passati per sottolineare la disparità di trattamento.
Nonostante la sconfitta e la rabbia, Gasperini ha provato a guardare al bicchiere mezzo pieno, difendendo l’orgoglio dei suoi uomini. A suo avviso, la Roma ha dimostrato di poter giocare alla pari contro una delle formazioni più fisiche e organizzate del campionato, sfiorando il vantaggio in almeno due circostanze clamorose prima di subire la rete dello svantaggio. Il mister ha tenuto a precisare che: «La Roma non esce ridimensionata da questa gara», sottolineando come la prestazione complessiva sia stata superiore a quella degli avversari in termini di occasioni create, pur mancando della necessaria cattiveria agonistica sotto porta.
Proprio la sterilità offensiva resta il tema caldo in casa giallorossa. Anche nel big match contro l’Atalanta, punte come Dovbyk e Ferguson sono rimaste a secco, mentre persino un fuoriclasse come Paulo Dybala ha fallito un’opportunità monumentale davanti a Carnesecchi. Gasperini ha cercato di proteggere i suoi attaccanti, spiegando che la mancanza di concretezza non è legata all’età o al valore dei singoli, ma alla capacità di leggere meglio gli episodi chiave della gara. Resta però il dato allarmante sulla scarsa attitudine alla rimonta: su dieci occasioni di svantaggio in stagione, la Roma è riuscita a ribaltare il punteggio solo una volta.
A complicare il quadro ci sono le notizie che arrivano dal calciomercato e dall’infermeria. Se da un lato gli affari per Raspadori e Zirkzee sembrano vivere una fase di stallo, dall’altro l’emergenza difensiva in vista della trasferta di Lecce si fa drammatica con le assenze contemporanee di Mancini, Hermoso e Ndicka. Incalzato dai cronisti, Gasperini ha risposto con stizza, ribadendo di voler contare solo su chi è attualmente a disposizione senza cercare scuse nei ritardi della società. La corsa verso il treno Champions League richiede però una sterzata immediata, per evitare che la crescita della squadra venga vanificata da una cronica incapacità di reagire alle avversità.