Roma-Appio Latino, bombe molotov contro la casa del figlio del boss Fragalà

03/04/2026

Nel cuore della notte, quando il quartiere Appio Latino sembrava ormai consegnato al silenzio, la violenza ha squarciato la quiete di via Alfredo Baccarini. Erano circa le ore 1.30 di mercoledì quando un’utilitaria ha sostato quel tanto che bastava per lanciare una bomba incendiaria contro un obiettivo preciso. Bersaglio dell’agguato era il figlio del boss Salvatore Fragalà, un giovane classe 2000 e figlio d’arte in un panorama criminale che a Roma ha scritto pagine pesanti. Contro le finestre dell’abitazione dove il venticinquenne sta scontando la misura dei domiciliari sono state lanciate tre bottiglie incendiarie, ordigni rudimentali ma potenzialmente letali capaci di trasformare una notte qualunque in un incubo di vetri infranti e fiamme. Nonostante la gravità dell’accaduto e il chiaro valore simbolico del gesto, la vittima ha scelto la via del silenzio e della minimizzazione.

Fragalà junior, infatti, non ha mostrato alcun segno di preoccupazione davanti agli inquirenti, liquidando l’episodio con una scrollata di spalle che sa di antica abitudine a certi linguaggi di strada. Quando i carabinieri sono giunti sul posto per raccogliere le prime testimonianze, il giovane ha risposto con una frase che sembra voler chiudere ogni spiraglio investigativo: «È stata una bravata, opera di qualche ragazzino». Tuttavia, la dinamica dei fatti racconta una storia ben diversa da quella di un semplice vandalismo giovanile. Le fiamme sono divampate contro le finestre di un appartamento a piano terra, dove Fragalà vive confinato dal 1° marzo scorso, dopo essere stato trovato in possesso di cento grammi di hashish durante un controllo della polizia. Il destino ha voluto che proprio a un mese esatto dal suo arresto, il fuoco bussasse alla sua porta, suggerendo che dietro quella nuvola di fumo si celino forse dei debiti insoluti legati probabilmente a delle partite di droga.

I residenti del quartiere, svegliati dal boato delle esplosioni, hanno assistito impotenti alla scena. Due degli ordigni hanno centrato l’obiettivo, mandando in frantumi i vetri della finestra, mentre il terzo è rimasto incastrato tra le grate e l’infisso, offrendo ai carabinieri della compagnia Piazza Dante un importante reperto da analizzare. Si trattava di semplici bottiglie di plastica riempite di benzina con un petardo fissato sul lato esterno, una firma che nella Capitale sta diventando tristemente ricorrente, specialmente in zone calde come Ostia e Primavalle. Fragalà stesso, nel tentativo di controllare i danni subito dopo l’esplosione, si è ferito a una mano toccando le schegge, finendo al pronto soccorso del San Giovanni in codice verde. Ma nemmeno il dolore fisico lo ha smosso dalla sua posizione di apparente indifferenza verso chi ha cercato di colpirlo.

L’attenzione degli investigatori resta però altissima. Il padre, Salvatore Fragalà, è un nome ben noto alle cronache giudiziarie, essendo stato arrestato nel 2019 dal Ros dei carabinieri con l’accusa di essere al vertice di un agguerrito sodalizio malavitoso. La famiglia, di origini catanesi, era riuscita a imporre la propria egemonia in una vasta area che si estende da Ardea fino a Torvajanica, gestendo traffici di stupefacenti ed estorsioni aggravate. Salvatore Fragalà era considerato l’uomo dotato di potere decisionale all’interno del clan, capace di condividere strategie criminali con lo zio Alessandro e di gestire rapporti complessi, come quelli legati al recupero crediti per conto di figure di spicco della malavita romana, tra cui Fabrizio Fabietti. In questo contesto di legami pericolosi e affari milionari, l’attacco incendiario di via Baccarini assume i contorni di un messaggio cifrato che i carabinieri cercheranno di decriptare, nonostante i tentativi del figlio di archiviare tutto come una ragazzata priva di importanza. Il sospetto che si tratti di un regolamento di conti interno o di un monito per vecchi crediti legati al mondo del narcotraffico appare infatti l’ipotesi più solida per gli inquirenti.

M.M.

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