
Roma, a Genova si è consumata la vendetta di DDR
Sia chiaro, il calcio nel 2026 sa ancora essere spietato e romantico allo stesso tempo, e la sfida del Ferraris tra Genoa e Roma ne è stata la prova definitiva. Al centro del ring si sono incrociate due figure legate a doppio filo alla storia giallorossa ma con ruoli oggi invertiti: un Gasperini furibondo per una direzione arbitrale che definisce “inconcepibile” e un Daniele De Rossi che, da professionista impeccabile, batte il suo passato per regalare ossigeno puro alla salvezza del Grifone. La serata di Marassi si è chiusa con un successo rossoblù firmato Messias e Vitinha, ma le scorie polemiche sono destinate a durare a lungo, oscurando in parte una prestazione dei capitolini apparsa meno brillante del solito e decisamente troppo nervosa nei momenti chiave.
Gasperini non ha usato giri di parole nelle interviste post-gara, puntando il dito contro un VAR colpevole, a suo dire, di non aver visto l’evidenza in due momenti determinanti. Il primo episodio incriminato riguarda un tocco di mano di Malinovskyi su tiro di Koné, un rigore che il tecnico ritiene solare e la cui mancata assegnazione ha scatenato la sua rabbia. “Se non hanno certezze con immagini così chiare, facciano un altro mestiere“, è stato l’affondo di Gasp, visibilmente irritato anche per il fallo laterale da cui è scaturito il raddoppio di Vitinha, una rimessa che secondo la panchina giallorossa spettava di diritto alla Roma. Nonostante le recriminazioni, l’allenatore ha cercato di difendere lo spirito dei suoi ragazzi, sottolineando come la partita sia stata resa agonisticamente durissima da un Genoa solido e determinato a non concedere centimetri.
Dall’altra parte, De Rossi ha vissuto una notte carica di elettricità emotiva, tornando a sfidare la “sua” Roma proprio nello stadio dove si era interrotto bruscamente il suo sogno sulla panchina giallorossa. Eppure, Daniele ha mostrato la classe di chi non dimentica le radici: nessuna esultanza ai gol e un contegno assoluto per rispetto verso i tifosi e quei giocatori che ha definito “amici per sempre“. Sotto la sua guida tecnica, il Genoa ha cambiato marcia in modo evidente, passando da un inizio di stagione anemico a un rassicurante +6 sulla zona calda. DDR ha anche trovato il tempo per una carezza pubblica a Lorenzo Pellegrini, finito nuovamente nel mirino della critica per il rigore concesso, ricordando a tutti che il capitano sta continuando a scrivere la storia del club nonostante i momenti di appannamento.
Tatticamente, la Roma ha sofferto la fisicità dei padroni di casa e l’assenza di Wesley sulla fascia sinistra si è fatta sentire oltre ogni previsione tecnica. L’esperimento Tsimikas è naufragato in una prestazione anonima che sembra sancire definitivamente il suo addio a fine stagione; il greco non verrà riscattato e il suo sconforto a fine gara era lo specchio di una squadra che non si aspettava un simile stop nel momento cruciale della rincorsa al quarto posto. Gasperini ha provato a correre ai ripari inserendo Cristante ed El Aynaoui per alzare il peso aereo della manovra, ma la corsa verso la Champions League ora si complica terribilmente di fronte a un calendario che non lascia spazio a distrazioni, con il Bologna e il Como pronti ad approfittare di ogni passo falso dei giallorossi.