Roma, 91 fermi preventivi agli anarchici col nuovo decreto sicurezza

30/03/2026

Il risveglio della periferia sud-est di Roma ieri, domenica 29 marzo, ha ricalcato solo in apparenza i ritmi lenti di una tipica mattinata festiva. Mentre i primi runner iniziavano a percorrere i sentieri del Parco degli Acquedotti e le famiglie preparavano le biciclette per i bambini, un massiccio dispositivo di sicurezza prendeva posizione tra i pini secolari e le vestigia romane. Il motivo di tanta solerzia risiedeva in un appuntamento fissato da giorni sui siti d’area e nelle chat della galassia antagonista: una cerimonia per onorare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due militanti anarchici rimasti uccisi il 20 marzo a causa dell’esplosione di un ordigno che stavano assemblando. Nonostante il divieto tassativo imposto dalla Questura, circa un centinaio di persone ha deciso di sfidare le autorità, dando vita a una mattinata di tensioni che ha portato all’identificazione e al fermo preventivo di ben novantuno soggetti.

L’operazione ha rappresentato uno dei primi banchi di prova su larga scala per le nuove norme introdotte dal decreto sicurezza, fornendo alla politica un’occasione immediata per rivendicarne l’efficacia. La premier Giorgia Meloni, attraverso i propri canali social, ha commentato con soddisfazione l’esito dell’intervento, definendo il provvedimento uno strumento necessario per la tenuta dell’ordine pubblico. Nelle parole della presidente del Consiglio si legge una difesa netta dell’operato delle forze dell’ordine: «Il fermo preventivo disposto per 91 soggetti dell’area anarchica, ritenuti pericolosi e arrivati a Roma per una manifestazione non autorizzata dalla questura in memoria dei due anarchici morti il 20 marzo nell’esplosione di un ordigno che stavano confezionando, conferma quanto fosse necessaria questa norma». Meloni ha poi tenuto a sottolineare che l’obiettivo del governo non è la repressione del dissenso, ma la garanzia di una convivenza civile, aggiungendo che il decreto «non serve a limitare la libertà di manifestare ma a garantire che le manifestazioni si svolgano in modo pacifico e non violento, come prevede la Costituzione. É in questa direzione che il governo continuerà a muoversi: più strumenti per garantire sicurezza a tutti e più tutele per chi vuole manifestare pacificamente».

Il bilancio dei fermi racconta di una mobilitazione geograficamente estesa, con militanti giunti da Toscana, Umbria e Lombardia, mentre è stata notata l’assenza della frangia piemontese, storicamente molto attiva. All’interno del parco, l’atmosfera si è fatta elettrica intorno alle 9:30, quando un gruppo di circa venti attivisti ha tentato di avvicinarsi al Casale del Sellarotto, base dei due defunti e ancora sotto sequestro. Bloccati dalla polizia, i manifestanti hanno ripiegato verso il sagrato della Chiesa di San Policarpo, proprio mentre decine di fedeli e boy scout uscivano dalla celebrazione eucaristica.

La tensione è sfociata in brevi momenti di scontro verbale e fisico quando alcuni militanti, infastiditi dalla presenza della stampa, hanno aggredito la troupe del Tgr scaraventando a terra un microfono. Le urla di chi rivendicava l’azione dei due caduti, esclamando che «siamo qui per Sara a Sandro, due anarchici morti in azione lottando per la libertà», sono state soffocate dall’intervento risolutivo degli agenti che hanno condotto i fermati verso i pullman predisposti per il trasferimento. La giornata si è poi spostata verso il Quarticciolo, quartiere d’origine di Mercogliano, dove un presidio di cinquanta persone si è trasformato in un breve corteo non autorizzato. Anche qui, il bersaglio principale delle invettive sono stati i cronisti, definiti sprezzantemente «servi del potere», prima che il gruppo si sciogliesse definitivamente. A chiudere il cerchio è stata la nota del circolo La Faglia, che ha riportato il ringraziamento e la solidarietà dei familiari di Sara Ardizzone verso tutti coloro che hanno subito il fermo pur di portare un ultimo saluto ai due compagni scomparsi.

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