
Regione Lazio: 520mila euro al Terzo settore per il reinserimento e i diritti dei detenuti
Migliorare la qualità della vita all’interno degli istituti penitenziari del Lazio, tutelare i diritti fondamentali delle persone recluse e gettare le basi per un reale reinserimento sociale e lavorativo. Con questi obiettivi la Regione Lazio ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale la terza edizione del bando “Costruire futuro”, promosso dall’Assessorato alla Sicurezza urbana, Enti locali e Università.
I dettagli del bando
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Budget totale: 520.000 euro erogati ad associazioni e cooperative sociali no-profit con sede nel Lazio.
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Contributo massimo: Fino a 23.000 euro per singolo progetto (ogni ente può candidare una sola proposta).
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Scadenza: 22 ottobre 2026.
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Aree di intervento:
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Genitorialità e affettività: Mantenimento e tutela dei legami familiari.
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Benessere psicofisico: Promozione dello sport e dell’educazione alla salute.
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Espressività e creatività: Laboratori artistici, musicali e teatrali.
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«Con questo bando diamo piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione: la pena deve tendere al recupero della persona. Il carcere deve essere un luogo di rieducazione per mettere in sicurezza la società. La detenzione non cancella la dignità: le attività trattamentali, il lavoro e lo studio rappresentano l’unica vera opportunità per allontanare le persone dalla recidiva.»
— Luisa Regimenti, Assessora alla Sicurezza e agli Enti locali della Regione Lazio
Il contesto nazionale: le statistiche su recidiva e reinserimento
Esistono dati e rilevazioni statistiche ufficiali (elaborate dal Ministero della Giustizia, dal CNEL e da ricerche del settore penitenziario) che misurano l’impatto delle attività di reinserimento e del lavoro penitenziario sui tassi di recidiva in Italia.
1. La recidiva generale in Italia
Il tasso medio di recidiva per chi sconta la pena interamente all’interno del carcere senza accedere ad alcun percorso formativo, lavorativo o di misura alternativa oscilla tra il 68% e il 70%. Ciò significa che circa 7 detenuti su 10, una volta scarcerati, tornano a commettere reati e rientrano nel circuito penitenziario.
2. L’impatto del lavoro e delle misure alternative
Le rilevazioni mostrano una drastica riduzione della recidiva quando la detenzione include percorsi di formazione, lavoro qualificato o accesso alle misure alternative alla detenzione:
[Detenzione ordinaria senza lavoro/attività]
Recidiva: ~68% - 70% █ █ █ █ █ █ █ █ █ ░
[Art. 21 / Lavoro all'esterno o in cooperative]
Recidiva: ~10% - 15% █ █ ░ ░ ░ ░ ░ ░ ░ ░
[Misure alternative: Affidamento in prova / Lavori di pubblica utilità]
Recidiva: ~18% - 20% █ █ █ ░ ░ ░ ░ ░ ░ ░
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Lavoro qualificato e imprese sociali: Per i detenuti inseriti in percorsi lavorativi effettivi (tramite cooperative sociali, imprese terze o l’applicazione della Legge Smuraglia), il tasso di recidiva crolla a valori compresi tra il 10% e il 15%.
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Misure alternative alla detenzione: L’accesso all’affidamento in prova al servizio sociale o alla semilibertà riduce la recidiva globale a circa il 18-20%.
Confronto tra le iniziative regionali e nazionali
L’intervento della Regione Lazio si inserisce in un quadro di buone pratiche già collaudate in altre regioni e a livello statale:
| Ambito / Modello | Promotore / Regione | Meccanismo | Risultato sul reinserimento |
| Legge Smuraglia (L. 193/2000) | Statale / Min. Giustizia | Sgravi contributivi e crediti d’imposta per le imprese che assumono detenuti o ex detenuti. | È lo strumento principale in Italia: stabilizza il tasso di recidiva attorno al 10-12% per i lavoratori coinvolti. |
| Cassa delle Ammende | Ministero della Giustizia | Finanziamento di programmi regionali di inclusione lavorativa, edilizia penitenziaria e assistenza post-pena. | Promuove la presa in carico integrata con i servizi sociali locali per l’autonomia abitativa e lavorativa. |
| Progetto “Sigillo” | Regione Lombardia & Terzo Settore | Rete di cooperative e marchi dedicati ai prodotti realizzati in carcere (es. pasticceria, sartoria). | Tassi di occupazione post-pena superiori al 60% per chi completa il tirocinio formativo in carcere. |
| Protocolli d’Intesa Intesa/CNEL | Nazionale (CNEL, ANPAL, DAP) | Orientamento, bilancio delle competenze e formazione professionale negli istituti d’pena. | Aumenta la spendibilità delle competenze sul mercato libero, riducendo l’emarginazione post-scarcerazione. |
La criticità strutturale: la copertura dei percorsi
Nonostante l’efficacia dimostrata dai bandi d’inclusione e dal lavoro penitenziario, la principale criticità italiana risiede nella bassa percentuale di popolazione carceraria raggiunta:
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Solo circa il 30% dei detenuti svolge un’attività lavorativa in carcere.
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Di questo 30%, oltre l’85% lavora alle dipendenze dirette dell’Amministrazione Penitenziaria per mansioni domestiche o di gestione interna (con scarso valore formativo per il mercato esterno).
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Meno del 5% dei detenuti lavora per imprese o cooperative sociali esterne con contratti qualificanti (i percorsi a più abbattimento di recidiva).
Bandi come “Costruire futuro” della Regione Lazio cercano di colmare questo divario, finanziando l’intervento diretto del Terzo settore per ampliare la platea dei beneficiari di attività trattamentali ed espressive, propedeutiche al reinserimento sociale.