
Rapina sventata sulla Casilina: la polizia ferma un rapinatore seriale
L’intervento tempestivo della Squadra Mobile sulla via Casilina ha evitato che quella che sembrava una tranquilla mattina di lavoro si trasformasse in un incubo per i dipendenti e i clienti di una nota banca. Un uomo di circa 50 anni, volto già noto alle cronache giudiziarie per reati specifici, è stato intercettato e bloccato mentre si aggirava con fare sospetto nei pressi della filiale del Monte dei Paschi di Siena, situata a breve distanza dall’incrocio con via di Tor Pignattara. L’operazione è scattata poco prima delle 8 del mattino, un orario estremamente critico durante il quale le filiali bancarie iniziano le procedure di apertura e i primi dipendenti giungono sul posto di lavoro. Gli agenti della Mobile, che stavano effettuando un servizio mirato di pattugliamento antirapina, hanno immediatamente riconosciuto il soggetto, un romano con una lunga lista di precedenti legati proprio agli assalti agli istituti di credito.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sospettato aveva un piano d’azione ben definito che avrebbe dovuto scattare nel giro di pochissimi minuti. L’obiettivo primario del malvivente era probabilmente quello di intercettare il direttore della filiale al suo arrivo, prendendolo in ostaggio per garantirsi un accesso rapido all’interno dei locali prima ancora che il sistema di sicurezza generale venisse attivato per il pubblico. Questo avrebbe permesso di attendere l’apertura temporizzata della cassaforte senza interferenze esterne. Tuttavia, la vista della pattuglia ha mandato all’aria il progetto criminale. Nel disperato tentativo di passare inosservato, l’uomo ha cercato di nascondersi dietro uno scooter parcheggiato lungo il marciapiede, ma il movimento non è sfuggito agli operatori di polizia che sono intervenuti con le armi in pugno per immobilizzarlo in totale sicurezza.
La perquisizione immediata sul posto ha rivelato la pericolosità del soggetto: sotto la giacca nascondeva infatti una pistola semiautomatica calibro 9×21. L’arma non era solo pronta all’uso, ma presentava già un proiettile inserito in canna, segno inequivocabile di una volontà aggressiva imminente. Oltre alla pistola, l’attenzione delle forze dell’ordine si è concentrata sullo scooter utilizzato per l’avvicinamento. Dagli accertamenti è emerso che il motociclo era il provento di un furto, ma era stato meticolosamente preparato per la fuga con l’applicazione di targhe regolari appartenenti ad altri veicoli, una tecnica utilizzata per evitare di essere segnalati dai sistemi di lettura ottica durante l’allontanamento dalla scena del crimine.
Attualmente l’uomo si trova in stato di arresto e deve rispondere di accuse pesanti che vanno dalla tentata rapina aggravata al porto illegale di arma da fuoco, fino alla ricettazione e al riciclaggio per la manipolazione delle targhe. Gli inquirenti della Squadra Mobile non credono affatto che il 50enne intendesse agire in completa solitudine. La complessità della preparazione logistica, che includeva il mezzo rubato e l’arma carica, suggerisce la presenza di un gruppo organizzato, un vero e proprio commando composto probabilmente da altri complici che avrebbero dovuto fornire supporto durante le fasi concitate della rapina o garantire la copertura esterna. Le indagini ora proseguono a ritmo serrato attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e delle immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza della zona, con l’obiettivo di identificare eventuali fiancheggiatori e verificare se la stessa banda sia responsabile di altri assalti messi a segno recentemente nella Capitale con modalità operative simili.
M.M.