
Quartiere Africano: residenti e commercianti contro il degrado
La mobilitazione civile nel quadrante nord della Capitale assume contorni formali attraverso una massiccia raccolta di firme che sta coinvolgendo decine di attività commerciali e centinaia di cittadini. Al centro della protesta vi è il progressivo deterioramento della vivibilità nell’area storica del quartiere Africano, con particolare riferimento al triangolo compreso tra viale Libia, viale Etiopia e via Tripoli. La petizione, indirizzata ai vertici della Prefettura, della Questura, del Campidoglio e del Municipio II, delinea uno scenario preoccupante che, secondo i firmatari, «sta compromettendo la qualità della vita e la percezione di sicurezza» di una delle zone tradizionalmente più dinamiche e residenziali della città.
Il documento elaborato dai comitati locali descrive un quotidiano segnato da episodi di microcriminalità che spaziano dai furti in appartamento agli scippi, fino al consumo e alla cessione di sostanze stupefacenti in strada. La preoccupazione maggiore riguarda le ore serali e notturne, quando il quartiere secondo i residenti diventa teatro di schiamazzi, atti vandalici ai danni delle vetture in sosta e occupazioni improprie degli spazi comuni. I residenti sottolineano come non si tratti di semplici lamentele isolate, ma di una richiesta corale di intervento per fronteggiare un deterioramento del decoro urbano che appare ormai sistematico.
Tra le criticità più urgenti esposte nella raccolta firme figurano le tensioni registrate nei pressi di luoghi sensibili come l’istituto scolastico Montessori e la parrocchia di Santa Maria Goretti. In queste zone, frequentate quotidianamente da bambini e anziani, si segnalano comportamenti aggressivi che i cittadini collegano ai bivacchi permanenti situati nelle aree verdi limitrofe alla stazione ferroviaria di Roma Nomentana. Nello specifico, la petizione punta il dito sulla situazione di piazza Addis Abeba, indicata come «luogo permanente di sosta e di ristoro» per gruppi di senza fissa dimora che trovano rifugio nelle scarpate adiacenti allo scalo ferroviario e hanno trasformato l’area in un ricettacolo di rifiuti.
Le richieste avanzate dalle istituzioni sono precise e mirano a una strategia di intervento su più livelli. Sul fronte della sicurezza, i residenti invocano un incremento della videosorveglianza nei punti nevralgici, da via Tripolitania a via Lago Tana, e una presenza costante delle forze dell’ordine, specialmente durante gli orari di entrata e uscita degli alunni dalle scuole Montessori e Volsinio. «Non si tratta di allarmismo, ma di una richiesta di attenzione», precisano i promotori dell’iniziativa, sollecitando la convocazione di un tavolo di confronto in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Oltre al controllo del territorio, la cittadinanza chiede un piano di riqualificazione strutturale che preveda la cura del verde pubblico, il ripristino degli arredi urbani danneggiati e soluzioni innovative per contrastare il fenomeno del rovistamento dei cassonetti, che contribuisce a disperdere i rifiuti nelle strade limitrofe a piazza Amba Alagi e via Adua. L’obiettivo della petizione è riportare l’attenzione delle autorità su un quartiere che non vuole rassegnarsi al declino, chiedendo che il decoro e la legalità tornino a essere i pilastri della convivenza civile nel quadrante Africano.
M.M.