
Omicidi di Villa Pamphilj: giudizio immediato per Kaufmann
Sono passati quasi cinque mesi dal ritrovamento del corpo della piccola Andromeda a Villa Pamphilj, una scena che gli inquirenti hanno descritto come “agghiacciante”, con il corpicino che «sembrava una bambola». Accanto a quello della bambina, poche ore dopo, era emerso anche il cadavere della madre, Anastasia Trofimova, uccisa tre giorni prima. Per entrambi gli omicidi la procura di Roma accusa il 46enne Francis Kaufmann, che nei suoi documenti risultava con il nome Rexal Ford e utilizzava diversi alias a seconda delle circostanze. I pm Giuseppe Cascini e Antonio Verdi hanno depositato la richiesta di giudizio immediato con le accuse di duplice omicidio e occultamento di cadavere. Le aggravanti contestate – futili motivi, minorata difesa, relazione affettiva con Anastasia e rapporto di discendenza con la figlia – potrebbero comportare per lui la pena dell’ergastolo.
Parallelamente all’inchiesta principale, la procura sta approfondendo un secondo filone, per ora senza indagati né ipotesi di reato, legato al comportamento degli agenti che fermarono Kaufmann nel centro di Roma nei giorni immediatamente precedenti ai delitti. In una di queste occasioni l’uomo era ubriaco, con Andromeda in braccio che piangeva. Nonostante la situazione, gli agenti lo lasciarono andare. Quelle ore, ricostruite attraverso testimonianze e acquisizioni video, potrebbero rappresentare l’ultima occasione mancata per salvare la bambina. Le indagini interne della polizia chiariranno eventuali responsabilità o omissioni.
Le autopsie hanno mostrato con precisione la dinamica dei due omicidi: «compressione violenta del collo» in entrambi i casi. Anastasia sarebbe stata soffocata tra il 3 e il 4 giugno, probabilmente dopo essere stata trascinata ancora viva, come indicano le ferite sulle gambe. Kaufmann avrebbe poi nascosto il corpo sotto un grande telo nero di plastica, dove sono state trovate tracce del suo dna, così come sul reggiseno della donna rinvenuto poco distante. Per tre giorni, l’uomo avrebbe vagato con la figlia per Roma, cercando un modo per separarsene: una bambina senza documenti, diventata per lui un ostacolo all’intenzione di lasciare l’Italia.
In quei giorni la città stessa è diventata uno sfondo inquietante della fuga di Kaufmann, ripreso dalle telecamere mentre tentava di entrare in un hotel del centro con la piccola o mentre chiedeva ospitalità a un conoscente sostenendo che la moglie li avesse abbandonati. Tracce della sua volontà di “liberarsi” della bambina emergono anche dal suo telefono. Tutti tentativi falliti. La morte di Andromeda, avvenuta tra il 6 e il 7 giugno, ha segnato la fine tragica di quelle ore di vagabondaggio.
Dopo aver abbandonato i corpi, Kaufmann è rimasto ancora alcuni giorni a Roma. Si è aggirato tra i quartieri centrali, cercando location per un presunto film e facendo avances a un’aspirante attrice. L’11 giugno è riuscito a partire per l’isola greca di Skiathos, dove è stato arrestato due giorni dopo e da cui è stato poi estradato. Quando è stato catturato aveva con sé due telefoni: uno dei quali spento dal giorno dell’omicidio di Anastasia, che si ritiene appartenesse alla donna. Da allora Kaufmann non ha mai ammesso nulla, limitandosi ad alternare insulti ai magistrati – «mafiosi» – e scatti d’ira nei penitenziari greco e italiano, arrivando anche ad aggredire un agente della polizia penitenziaria a Rebibbia.
Con la richiesta di giudizio immediato, la procura punta a un processo rapido. Ma il caso non si chiude qui: resta da chiarire se qualcuno, nei giorni precedenti alla tragedia, avrebbe potuto intervenire prima che fosse troppo tardi.
M.M.