
Nuove norme anti-coltelli, allo studio un decreto legge
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha impresso una decisa accelerazione al pacchetto sicurezza, con l’obiettivo prioritario di rendere operative alcune delle norme più attese nel minor tempo possibile. Durante il recente vertice di governo, è emersa con chiarezza la volontà di procedere attraverso quella che viene definita una «massima condivisione» sulle nuove disposizioni, cercando però di individuare con estrema precisione lo strumento giuridico più idoneo per ospitarle. L’ordine di scuderia della premier è stato inequivocabile: bisogna fare in fretta, soprattutto per quanto riguarda il contrasto all’uso dei coltelli da parte dei minori. Questa specifica urgenza ha spinto la maggioranza a valutare il trasferimento di alcune norme dal disegno di legge al decreto, effettuando una vera e propria operazione di riordino finalizzata a garantire l’immediata applicazione delle misure. Tale manovra richiede tuttavia una cautela istituzionale non trascurabile, ovvero un dialogo preventivo con il Quirinale, che dovrà vagliare e attestare nei prossimi giorni i requisiti di necessità e urgenza indispensabili per la decretazione d’urgenza.
La riunione, a cui hanno partecipato anche i due vicepremier, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il Guardasigilli, giunge dopo un periodo di forte pressione politica esercitata in particolare dalla Lega. Il partito di via Bellerio insiste da tempo sulla necessità di colpire duramente le baby gang e i fenomeni di spaccio, proponendo misure severe come il sequestro di veicoli, cellulari e persino monopattini per chi commercia sostanze stupefacenti. Matteo Salvini ha ribadito la sua posizione: «nel nuovo decreto Sicurezza prevediamo anche una stretta sulle baby gang. È previsto, ad esempio, per i reati connessi alla droga, il sequestro di veicoli, motorini, auto, telefonini, monopattini, patente, in modo tale da rendere più difficile il balordo mestiere dello spacciatore». Nonostante questo slancio, dal confronto a Palazzo Chigi è emerso che «tutte le richieste non potranno rientrare nel dl» a causa di criteri di omogeneità normativa che devono essere rispettati rigorosamente affinché il provvedimento superi il vaglio del Colle.
Mentre il fronte sulle armi bianche sembra procedere spedito verso il decreto legge, altre questioni legate all’immigrazione potrebbero restare confinate nel disegno di legge, caratterizzato da un iter parlamentare fisiologicamente più lungo. Si parla in particolare di limitazioni ai ricongiungimenti familiari e di modifiche ai percorsi di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di facilitare i rimpatri per i minorenni stranieri che commettono reati, sebbene su questo punto sussistano ancora diverse perplessità tecniche espresse tanto dal Viminale quanto dagli altri partiti della coalizione di maggioranza. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha comunque cercato di inquadrare la situazione in una cornice di maggiore serenità statistica, dichiarando che «in Italia esiste un tema sicurezza ma non c’è un’emergenza». Secondo i dati forniti dal titolare del Viminale, i delitti nel Paese sono complessivamente in calo del 3,5 per cento, con una diminuzione significativa degli omicidi, dei reati per accoltellamento e dei femminicidi.
Nello specifico, Piantedosi ha precisato che «l’andamento dei delitti in Italia è in calo (-3,5%), in particolare diminuiscono i reati piu’ gravi, come gli omicidi (-15%), tra cui quelli per accoltellamento (-6%), e i femminicidi (-18%)». Le nuove norme dovrebbero dunque servire per «abbassare ulteriormente la curva dei reati commessi e non certo per uscire da un far west che è solo immaginario». Tuttavia, lo stesso ministro ha ammesso che «l’unica reale preoccupazione riguarda i reati commessi dai migranti irregolari, in proporzione enormemente superiori rispetto a quelli commessi dai cittadini italiani o migranti regolari». Oltre alle norme puramente repressive, il governo si sta muovendo con solerzia anche sul piano del trattamento economico degli operatori del settore. Il ministro Paolo Zangrillo ha confermato l’intenzione di chiudere i contratti del comparto sicurezza e difesa per il triennio 2025-2027 in tempi brevi, sottolineando che «il nostro obiettivo, come è già noto, è quello di chiudere tutti i contratti pubblici 2025-2027 nel corso del triennio stesso». L’interlocuzione formale con le parti sociali inizierà a breve, con la speranza di portare l’intero pacchetto normativo in Consiglio dei ministri tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio.