
Gianni Alemanno esce da Rebibbia: le prime dichiarazioni da uomo libero
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha varcato la soglia del carcere romano di Rebibbia, tornando in libertà dopo aver trascorso un lungo periodo dietro le sbarre. Al suo nucleo di sostenitori e alla folla di giornalisti e cameraman che lo attendevano all’esterno del penitenziario, l’esponente politico si è presentato indossando una camicia blu e dei pantaloni neri. Ad accoglierlo sul piazzale antistante la struttura c’erano circa cento persone, che hanno fatto sentire la propria voce intonando ripetutamente il coro con il suo nome, in un clima di forte partecipazione emotiva che si scontrava con il caldo della giornata.
La detenzione dell’ex primo cittadino della Capitale era iniziata nella serata del 31 dicembre del 2024, data in cui era stato condotto in cella per espiare la parte restante della sua condanna. In totale, la pena scontata è stata di un anno, 5 mesi e 24 giorni per i reati di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, contestati nell’ambito della celebre inchiesta giudiziaria denominata Mondo di Mezzo. Nelle prime fasi delle indagini l’impianto accusatorio iniziale ipotizzava i reati di concorso esterno in associazione di stampo mafioso e corruzione, ma nel corso dell’iter processuale le accuse originarie erano state successivamente derubricate. In un primo momento, ad Alemanno, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Edoardo Albertario, era stato concesso il beneficio di scontare la sanzione attraverso i servizi sociali, grazie all’affidamento in prova presso l’associazione Solidarietà e Speranza, nota anche come So.Spe. Tuttavia, a causa di alcune successive violazioni delle prescrizioni, il provvedimento era stato revocato, portando al suo effettivo trasferimento nel penitenziario romano proprio nell’ultima notte del 2024.
Appena uscito dalla struttura carceraria, l’ex sindaco ha voluto rilasciare calde e immediate dichiarazioni di fronte alle telecamere dei cronisti presenti, manifestando subito il proprio profondo dissenso nei confronti della vicenda giudiziaria che lo ha riguardato e criticando aspramente l’attuale gestione governativa della giustizia. Le sue prime parole da uomo libero sono state perentorie: «Io esco da questo carcere da innocente. Io ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua. Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica, il governo Meloni non ha fatto niente».
Oltre a ribadire la propria innocenza, Alemanno ha voluto porre l’accento sulla situazione generale vissuta dai detenuti all’interno degli istituti di pena italiani, esprimendo parole molto dure sulle condizioni di vita riscontrate durante la sua permanenza a Rebibbia. Rispondendo alle sollecitazioni della folla e ai commenti di incoraggiamento dei presenti che chiedevano a gran voce un suo ritorno stabile sulla scena pubblica, l’ex sindaco ha aggiunto: «il carcere in Italia è una offesa per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di cambiamento».
Le domande dei cronisti si sono poi concentrate sui possibili risvolti futuri e sui prossimi impegni personali e politici dell’ex primo cittadino romano. Interpellato specificamente in merito a eventuali contatti o alleanze con il generale Vannacci e ad altre dinamiche interne alle attuali formazioni di destra, l’ex sindaco ha cercato di smorzare i toni relativi a imminenti impegni elettorali diretti, chiarendo la sua posizione ma confermando l’esistenza di un fitto calendario di relazioni. In merito a questo specifico scenario, Alemanno ha risposto in modo netto: «Vannacci? Lo incontrerò, ma non chiedo candidature». Nonostante la smentita su scopi puramente elettorali nell’immediato, l’attenzione del mondo politico capitolino rimane alta, anche in virtù degli annunci fatti dai leader di altre forze della destra sociale, come Forza Nuova, che hanno già fatto sapere che l’ex sindaco prenderà parte a incontri privati e cene conviviali già nelle prossime ore per riallacciare i contatti dopo la lunga assenza forzata.