
Meloni, il Piano Mattei raddoppia e punta su quattro nuove nazioni africane
Nonostante un’agenda densa di impegni istituzionali e momenti di profondo cordoglio personale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha voluto mancare all’appuntamento cruciale presso Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia. Davanti a una platea d’eccezione, che vedeva tra i protagonisti il presidente della Banca Mondiale Ajaypal Singh e il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, la premier ha ribadito la centralità del Piano Mattei nella visione strategica del governo. L’intervento in via Nazionale ha segnato un punto di svolta per il progetto, con l’annuncio di un allargamento della rete di cooperazione che mira a superare i confini delle quattordici nazioni africane già coinvolte. “Nel corso del 2026 – ha dichiarato Meloni, – estenderemo la nostra strategia ad altri quattro Paesi: Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Gabon e Zambia”. La logica sottesa a questa espansione non è burocratica, ma pragmatica, fondata sulla ricerca di contesti dove esistano infrastrutture, energia affidabile e istituzioni solide capaci di accogliere investimenti produttivi.
L’ambizione dichiarata è quella di permettere al continente africano di prosperare valorizzando internamente le proprie risorse e il proprio capitale umano, sottraendosi alla logica della pura assistenza. Per la premier, il ruolo dell’Italia è quello di una pedina fondamentale in uno scacchiere globale, capace di facilitare l’incontro tra il settore privato e i mercati emergenti. In quest’ottica, l’apertura a Roma dell’ufficio dell’International Finance Corporation è stata descritta come una scelta di campo precisa, volta a creare un ponte operativo tra il sistema produttivo nazionale e gli strumenti finanziari della Banca Mondiale. “Vogliamo che Roma diventi uno snodo europeo per gli investimenti in Africa, un luogo nel quale pubblico e privato lavorano insieme per trasformare buone idee in posti di lavoro” ha sottolineato il presidente, rimarcando come l’obiettivo finale rimanga la creazione di un’occupazione dignitosa che consenta ai giovani di costruire un futuro nella propria terra.
I numeri illustrati durante l’incontro chiariscono l’urgenza di questo intervento: l’Africa è oggi il continente più giovane del pianeta, con il 60% della popolazione sotto i venticinque anni. Senza la creazione di opportunità reali, il rischio di instabilità e migrazioni forzate diventa inevitabile. Per trasformare questa spinta demografica in una leva di sviluppo, il Piano Mattei si poggia su quattro pilastri fondamentali: energia, agricoltura, formazione e ambiente regolatorio. Meloni ha auspicato che questo approccio, basato sui risultati concreti piuttosto che sui buoni propositi, possa diventare un modello per l’intero Occidente. “Meno carità, più sviluppo” ha scandito la premier, invocando un cambio di paradigma che metta fine alla frammentazione degli interventi e alla retorica delle promesse non mantenute. “Via l’arroganza di chi impone modelli precostituiti indipendentemente dalle istanze dei popoli africani” ha concluso, indicando nella condivisione delle soluzioni l’unica via possibile per una crescita comune.