
L’Italia invia il nuovo cannone anti-droni in soccorso del Kuwait
La tensione crescente nel quadrante mediorientale sta spingendo il governo di Roma a una decisa accelerazione sul fronte della cooperazione militare e della protezione degli assetti alleati. Da giorni è in corso un pressing costante sulle aziende del comparto difesa per fornire ai partner del Golfo uno scudo aereo capace di neutralizzare la minaccia rappresentata dai missili e, soprattutto, dai droni di fabbricazione iraniana. Sebbene il sistema Samp-T di produzione italo-francese rimanga una delle opzioni principali sul tavolo diplomatico, l’attenzione si è spostata rapidamente verso soluzioni più agili e specializzate nel contrasto ai velivoli a guida remota. In questo contesto, l’esecutivo sta lavorando a stretto contatto con i vertici della Rheinmetall Italia per anticipare le consegne di tecnologie all’avanguardia destinate a proteggere siti sensibili dove operano anche i nostri militari.
Il fulcro di questa operazione riguarda la base kuwaitiana di Ali Al Salem, un crocevia strategico fondamentale che ospita la Us Air Force e ingenti componenti dell’Aeronautica militare italiana, tra cui il Task Group Typhoon e il 51° Stormo di Istrana. Recentemente, la base è finita nel mirino degli attacchi missilistici attribuiti a Teheran, costringendo il personale internazionale a ripararsi nei bunker. Sebbene l’area sia protetta dai collaudati sistemi Patriot americani, questi si dimostrano spesso meno efficaci contro i droni Shahed, piccoli e insidiosi, che riescono a sfuggire alla copertura radar tradizionale. Per colmare questa lacuna, l’Italia ha deciso di velocizzare la fornitura del cannone Twin Gun Oerlikon, un sistema d’arma equipaggiato con radar 3D e 2D in grado di intercettare minacce a corto e medio raggio con estrema precisione.
L’impegno governativo si è manifestato in modo concreto mercoledì scorso, quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha incontrato l’amministratore delegato di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani. L’obiettivo dell’interlocuzione era chiaro: accorciare i tempi di consegna inizialmente previsti per il prossimo ottobre, portando l’ultima versione aggiornata del Twin Gun in Kuwait nel minor tempo possibile. Questa manovra rientra in una visione strategica più ampia che mira a garantire la sicurezza delle truppe italiane impegnate nell’operazione Prima Parthica, fornendo loro e agli alleati uno strumento di difesa che si è già dimostrato efficace in altri teatri operativi internazionali.
Parallelamente all’impegno estero, Palazzo Chigi e il Ministero della Difesa stanno lavorando per irrobustire lo scudo aereo nazionale. L’Esercito ha già finalizzato l’acquisto di una batteria Skynex, un sistema dal costo di 78 milioni di euro celebre per la sua gittata e l’efficacia contro droni e colpi di mortaio. La novità di queste ore è che una nuova batteria di questo tipo sarà presto consegnata anche all’Aeronautica italiana. Si tratta di una tecnologia particolarmente apprezzata dagli addetti ai lavori, già impiegata con successo in Ucraina per la difesa delle infrastrutture critiche dagli attacchi dei droni russi. La scelta di potenziare le difese interne risponde alla necessità di mantenere elevati gli standard di sicurezza nazionale di fronte a uno scenario globale sempre più imprevedibile e tecnologicamente avanzato.
Il rafforzamento della cooperazione con player industriali come Rheinmetall dimostra quanto la componente tecnologica sia diventata centrale nella gestione delle crisi moderne. La capacità di intercettare velivoli a guida remota non è più solo una questione di superiorità militare, ma di sopravvivenza per le basi logistiche e le popolazioni civili. L’Italia, attraverso questa accelerazione, cerca di consolidare il proprio ruolo di fornitore di sicurezza affidabile, bilanciando il supporto ai partner internazionali con la necessità impellente di ammodernare le proprie capacità di difesa terra-aria. Mentre le verifiche di sicurezza proseguono spedite, la speranza è che questi nuovi presidi possano fungere da deterrente efficace in una regione dove l’equilibrio rimane quanto mai precario.