
Incidente con i carabinieri in Cisgiordania, le scuse di Israele
L’incidente che ha coinvolto due carabinieri italiani in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme ha aperto una frizione diplomatica tra Roma e il governo israeliano. La vicenda, avvenuta domenica a circa 10 km da Ramallah, ha visto i militari dell’Arma costretti a inginocchiarsi sotto la minaccia di un fucile durante una ricognizione preliminare presso lo Sharek Youth Village di Kafr Ni’mah. Da parte israeliana, pur ammettendo l’errore, emerge un forte rammarico per la gestione mediatica della notizia. Gerusalemme avrebbe infatti auspicato un trattamento della questione più riservato, mantenendo il confronto all’interno dei canali diplomatici tra Paesi amici, invece di assistere a una rapida trasformazione del fatto in un caso politico internazionale prima ancora che l’ambasciatore israeliano a Roma fosse pienamente informato.
La versione fornita dalle Forze di difesa israeliane ha introdotto elementi di novità rispetto alle prime frammentarie notizie. Secondo l’Idf, a puntare l’arma non sarebbe stato un colono, come ipotizzato inizialmente, bensì un inesperto soldato riservista. L’area in questione era stata dichiarata zona militare chiusa e il fraintendimento sarebbe scaturito dal mancato riconoscimento della targa diplomatica dell’auto blindata su cui viaggiavano gli italiani. Questo avrebbe spinto il militare ad applicare le procedure standard previste per i veicoli sospetti. Il soldato coinvolto è stato comunque convocato per chiarimenti e i comandi hanno raccomandato maggiore rigore nell’identificazione del personale diplomatico.
Tuttavia, la relazione di servizio redatta dai carabinieri presenta discrepanze significative rispetto alla narrazione israeliana. I militari italiani hanno descritto l’intervento di un uomo armato, con kippah e giubbotto antiproiettile, uscito improvvisamente da un edificio. I carabinieri non avrebbero avuto il tempo di risalire sul veicolo e sarebbero stati sottoposti a un interrogatorio sommario in posizione di umiliazione. Non risulta, nella versione italiana, alcuna segnalazione preventiva riguardante l’interdizione dell’area. La gravità dell’episodio ha spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a convocare d’urgenza l’ambasciatore Jonathan Peled alla Farnesina, ribadendo che trattare dei militari italiani come potenziali minacce è un atto intollerabile.
Il capo della diplomazia italiana ha mantenuto una linea di estrema fermezza nonostante i messaggi di distensione arrivati dal suo omologo Gideon Sa’ar. Tajani ha voluto sottolineare come la dignità dei militari nazionali debba essere tutelata sopra ogni logica di opportunità politica: «mettere in ginocchio di fronte a un muro due carabinieri come se fossero terroristi di Hamas è inaccettabile». Per il governo italiano, che l’autore del gesto sia stato un colono o un riservista inesperto poco cambia rispetto alla gravità dell’umiliazione subita da rappresentanti dello Stato impegnati in un contesto internazionale altamente rischioso.