
Il nuovo volto criminale di Tor Bella Monaca, sequestri record nel 2025
La geografia criminale di Tor Bella Monaca sta attraversando una fase di profonda e pericolosa mutazione, delineando un panorama dove i clan storici non sono più gli unici attori a dominare la scena. Nonostante il quartiere appaia oggi molto diverso rispetto al passato, il traffico di stupefacenti rimane il fulcro economico predominante, sebbene gli equilibri di potere stiano scivolando verso nuove configurazioni. La novità più rilevante è rappresentata da una dualità sempre più marcata tra la criminalità italiana e quella straniera. Quest’ultima ha ormai abbandonato il ruolo marginale di manovalanza o semplice spaccio al dettaglio per ambire a posizioni di comando. I gruppi composti prevalentemente da cittadini nordafricani, in particolare tunisini e marocchini, si sono accreditati nella gestione autonoma e nella vendita dell’hashish, ponendosi come una alternativa strutturata alle consorterie tradizionali che, invece, mantengono ancora il controllo sul redditizio mercato della cocaina.
Questa coesistenza forzata ha generato negli ultimi mesi tensioni altissime, sfociate in episodi di violenza brutale come accoltellamenti e gambizzazioni. Il cambiamento radicale nella gestione del territorio è stato confermato dal maggiore Pietro Cugusi, comandante della Compagnia di Frascati: «Il baricentro etnico è prevalentemente nordafricano, piazze di spaccio notoriamente in mano a soggetti noti e pluripregiudicati stanno cambiando volto, con l’ascesa degli stranieri che stanno iniziando a prendere piede anche sul fronte delle attività di gestione delle piazze stesse. Chiaramente ce ne sono tante, ne abbiamo contate almeno 15 e solo in via dell’Archeologia ce ne sono cinque, con dei civici storici». Le parole del comandante evidenziano una frammentazione del controllo territoriale che rende il quartiere una polveriera pronta a esplodere a ogni cambio di alleanza.
I numeri relativi alle attività di contrasto condotte nel corso del 2025 dai carabinieri del Gruppo e della Compagnia di Frascati, insieme ai militari della stazione di Tor Bella Monaca, certificano questa trasformazione. Sono state oltre 240 le persone arrestate per detenzione ai fini di spaccio, e il dato demografico è inequivocabile: il 56 per cento degli arrestati è di nazionalità straniera, contro il 44 per cento di italiani. Durante queste operazioni sono stati sequestrati oltre 26 chili di sostanze stupefacenti, rinvenuti non solo addosso ai pusher ma anche all’interno di appartamenti apparentemente insospettabili. La strategia del crimine sfrutta infatti la povertà e il disagio sociale del quartiere, arruolando cittadini incensurati che accettano di trasformare le proprie abitazioni in depositi sicuri, o rette, in cambio di compensi mensili fissi.
Il bilancio dei sequestri parla di 15 chili di hashish, 9,7 chili di cocaina e 7,8 chili di crack, oltre allo smantellamento di numerosi magazzini ricavati in garage e pertinenze dei palazzi di edilizia popolare. Complessivamente sono state recuperate 16mila dosi pronte per l’immissione sul mercato, un carico che avrebbe garantito guadagni illeciti per circa 1,2 milioni di euro. Questi risultati sono il frutto di oltre 600 interventi mirati, coordinati con la Procura e sollecitati dal prefetto Lamberto Giannini, che hanno visto in campo anche reparti d’élite come i militari del Primo Reggimento Tuscania. Nonostante gli sforzi per il recupero urbano e i laboratori sociali nelle scuole, la resistenza della strada rimane feroce. Come spiegato ancora da Cugusi, i militari si trovano spesso a fronteggiare situazioni limite, poiché ci sono state vere e proprie rivolte di strada durante le operazioni che hanno portato a volte al ferimento di alcuni militari proprio per la risposta dei pusher. La violenza non risparmia nemmeno le figure di vertice della mala, come dimostrato dal recente tentato omicidio di Giancarlo Tei, figura chiave che operava come broker tra le cosche della ndrangheta e le organizzazioni albanesi, a testimonianza di come Tor Bella Monaca resti uno snodo cruciale e conteso del narcotraffico internazionale.
M.M.