Emergenza edicole: il piano per trasformarle in presidi di servizio e cultura

28/01/2026

Il panorama delle edicole romane offre oggi un paradosso socioculturale che merita una riflessione profonda sulla salute dell’informazione nella capitale. Nel cuore del centro storico, dove i tassi di istruzione sono statisticamente più alti, i chioschi sono ormai quasi interamente sommersi da magliette, calamite e souvenir per turisti. In quest’area, su 100 punti vendita, ben 54 rischiano la chiusura definitiva per ragioni legate al decoro urbano, mentre altri 10 sono in bilico a causa delle restrizioni imposte dal Codice della Strada. Al contrario, nel Municipio delle Torri, un territorio segnato da una dispersione scolastica significativa, le edicole mostrano una resilienza inaspettata: su 31 strutture censite, 22 continuano a resistere. Questa dicotomia evidenzia come il presidio fisico dell’informazione stia perdendo terreno proprio dove dovrebbe essere più florido, trasformandosi in una vetrina commerciale che poco ha a che fare con la diffusione della carta stampata.

La difficoltà di reperire un quotidiano, specialmente nei giorni festivi, rappresenta un indebolimento del diritto dei cittadini a essere informati in modo approfondito. Durante il recente convegno dedicato al futuro del settore, organizzato dall’Associazione stampa romana, è emerso chiaramente che la transizione digitale non è ancora in grado di compensare la crisi dei punti vendita fisici. Il sottosegretario Alberto Barachini ha infatti osservato: «I dati di oggi ci dicono che la digitalizzazione non basta: l’incremento delle copie o dei lettori digitali non sostiene il calo dei lettori tradizionali, perché i ricavi digitali non sono sufficienti a coprire la perdita di quelli tradizionali». La situazione nel Lazio appare altrettanto critica: su 361 comuni, il 58% non possiede un’edicola pura, ovvero un esercizio dedicato esclusivamente alla vendita di giornali e periodici, nonostante la normativa vigente ne imporrebbe la presenza in misura non inferiore al 40%.

Per scongiurare la desertificazione culturale e lo spopolamento dei chioschi, il Comune di Roma sta elaborando un piano organico che punta a trasformare le edicole in veri e propri sportelli di servizio per la cittadinanza. L’idea, caldeggiata dalle sigle sindacali e dalla Commissione Patrimonio, è quella di integrare nelle strutture esistenti funzioni che vadano oltre la vendita di giornali: rilascio di certificati anagrafici, pagamento delle contravvenzioni, gestione delle raccomandate digitali, ricariche delle tessere per il trasporto pubblico e prenotazioni per prestazioni sanitarie o per il rinnovo delle carte d’identità. Yuri Trombetti ha chiarito questa visione spiegando che «Dobbiamo fare in modo che l’edicola diventi un braccio operativo dell’amministrazione e mettere servizi come la pubblicità». In passato, l’introduzione dei soli servizi anagrafici aveva generato circa 80mila pratiche in un solo anno, a dimostrazione di quanto la capillarità di questi chioschi possa semplificare la vita dei romani.

Sul piano nazionale e legislativo, il governo ha confermato per il 2026 la volontà di proseguire con misure di sostegno mirate, sulla scia dei diciassette milioni di euro già stanziati per l’anno in corso. Tuttavia, la sfida resta ardua, specialmente nel confronto con i giganti tecnologici del web. Come sottolineato ancora da Barachini, è necessario «continuare a lavorare per una condivisione completa e superare anche i confini nazionali, trovando un’unione di vedute anche in Europa per combattere una battaglia ancora più delicata, quella con i grandi Over the Top. Altrimenti i sistemi editoriali nazionali faticheranno sempre di più». Parallelamente, si attende l’approvazione di un disegno di legge bipartisan che riconosca il valore sociale ed economico delle edicole, con l’obiettivo di sottrarle alle logiche puramente commerciali e proteggerle dalle direttive europee che ne minacciano la stabilità. Solo attraverso questa metamorfosi in presidi multiservizio, le edicole potranno sperare di sopravvivere, tornando a essere punti di riferimento fondamentali per la democrazia e la vita quotidiana dei quartieri.

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