
Autismo, la Regione Lazio aumenta i centri polivalenti per giovani e adulti
Il panorama del supporto socio-sanitario nella Regione Lazio si appresta a vivere una trasformazione radicale e profonda. All’inizio del percorso sperimentale, l’intero territorio regionale poteva contare soltanto su quattro centri polivalenti dedicati ai giovani adulti con disturbo dello spettro autistico. Queste strutture erano nate come un vero e proprio esperimento, concepito per mantenere accesa un’attenzione costante su una fascia di popolazione particolarmente fragile, composta da ragazzi e ragazze che, una volta concluso il ciclo scolastico delle superiori, affrontano una fase estremamente critica della propria esistenza. In quel delicato momento di transizione, infatti, come evidenziato nel Piano regionale per l’autismo varato dalla giunta Rocca circa un anno fa, tali giovani «si espongono al rischio della perdita delle competenze acquisite». Questo testo normativo ha rappresentato la prima vera guida regionale per orientare le famiglie nell’accesso ai servizi disponibili.
Oggi quella mappa iniziale si espande in modo capillare, poiché i centri polivalenti passano da quattro a dieci, garantendo la presenza di una struttura per ciascuna azienda sanitaria locale operante nel Lazio. A cambiare in modo significativo è anche l’impegno economico stanziato dall’amministrazione, con un investimento che cresce da due milioni di euro iniziali fino a raggiungere la quota di ben cinque milioni di euro. La sperimentazione prosegue dunque con rinnovato vigore e l’assessore all’inclusione sociale e servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, ha spiegato la genesi di questo potenziamento: «Le famiglie mi hanno detto che questi centri hanno cambiato loro la vita e così mi sono convinto a rafforzare la rete socio-sanitaria di supporto che include E così l’assessore si è convinto a rafforzare questa rete aumentando i centri». L’esponente della giunta ha inoltre posto l’accento sulle reali necessità quotidiane dei ragazzi interessati, mettendo in luce un concetto fondamentale: «Indipendenza abitativa e opportunità lavorative, i giovani adulti autistici hanno bisogno di questo».
I dieci centri diurni risultano progettati per accogliere 25 utenti ciascuno e avranno il compito di perseguire questa complessa missione fino all’anno 2028. Tuttavia, lo sguardo della programmazione regionale si spinge già oltre questo orizzonte temporale, cercando una stabilità che superi la logica della progettualità a termine. L’obiettivo a lungo termine è stato chiarito dallo stesso assessore, il quale ha rimarcato: «la vera sfida sarà dal 2029 in poi, e cioè rendere questi centri strutturali, finanziati con fondi regionali e non più solo con fondi europei come ora». Per comprendere appieno l’impatto tangibile di queste realtà operative, dove i frequentatori sono quotidianamente impegnati in sessioni di sport, laboratori di stampo artistico, attività legate all’agricoltura sociale e percorsi mirati di formazione professionale, risulta emblematica la testimonianza scritta inviata da una madre. Nella sua missiva emerge chiaramente un profondo senso di sollievo per il servizio ricevuto, accompagnato dal timore che l’esperienza potesse un giorno interrompersi.
Le parole dei familiari descrivono una quotidianità in cui l’equilibrio è un traguardo da conquistare giorno dopo giorno: «La nostra vita è complicata, camminiamo su un filo e ogni momento dobbiamo saper fare scelte giuste per mantenerci in equilibro». Tra i passaggi più significativi della lettera si rintraccia l’importanza vitale per un giovane affetto da autismo di apprendere la gestione del denaro, un’abilità che appare complessa a causa della frequente concomitanza di altre forme di disabilità, come i disturbi del comportamento, il ritardo cognitivo, l’epilessia, la compromissione del linguaggio o l’Adhd. Di fronte a diagnosi in costante aumento e al rischio che lo spegnimento della routine scolastica coincida con l’isolamento sociale, i centri polivalenti offrono una vera alternativa, basata su una visione bio-psico-sociale della disabilità che abbraccia l’autonomia, il lavoro e l’affettività.
L’elemento di innovazione risiede anche nel pieno coinvolgimento del terzo settore, chiamato a presentare progetti elaborati in stretta sinergia con le singole aziende sanitarie. Su 28 proposte pervenute, le prime 10 classificate daranno vita ai nuovi centri. L’alto valore sociale dell’iniziativa è stato certificato anche dal primo premio ottenuto nell’area tematica legata all’innovazione sociale all’interno del contest promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e realizzato da Formez, con il supporto della SDA Bocconi. La pubblicazione delle graduatorie per l’avviso dei centri di seconda generazione garantisce ora la continuità di un percorso iniziato nel 2022. L’evoluzione della misura prevede l’introduzione di ulteriori strumenti tecnologici e un raccordo più stretto con il mondo universitario e i centri per l’impiego, dovuto alla scelta di abbassare l’età minima dei beneficiari a 16 anni. L’assessore regionale ha concluso illustrando le prospettive future dell’intervento: «Il progetto è stato rafforzato con elementi innovativi, come l’uso delle nuove tecnologie, un più stretto raccordo con scuole, università e centri per l’impiego, visto l’abbassamento a 16 anni dell’età dei beneficiari. In questo modo verrà favorita la transizione all’età adulta, oltre che l’inclusione lavorativa e sociale e la promozione di start-up produttive che vedano occupati giovani e adulti con autismo».