
Roma, i residenti dei quartieri storici contro la malamovida
La vita quotidiana nei quartieri storici e universitari di Roma sta diventando sempre più insostenibile per i residenti, costretti a fare i conti con un’evoluzione della movida notturna che ha ormai superato i limiti del semplice disturbo della quiete pubblica. Finestre e balconi delle abitazioni private sono trasformati in veri e propri bersagli da parte di gruppi di giovani che accendono e indirizzano batterie di fuochi pirotecnici tra i palazzi e le automobili in sosta. Il fenomeno non si limita più ai festeggiamenti del fine settimana, ma si ripete con frequenza quasi quotidiana, alimentando la paura tra i cittadini. Simonetta Marcellini, presidente del comitato Emergenza Trastevere, descrive una situazione allarmante in cui gli abitanti si sentono prigionieri nelle proprie case, costretti a barricarsi all’interno per il timore che i resti degli esplosivi possano innescare incendi negli appartamenti. Secondo Marcellini, le storiche problematiche legate agli schiamazzi e all’uso di casse portatili ad alto volume sono state sostituite da minacce ben più gravi alla sicurezza, portate da bande di ragazzi che presidiano il territorio tra episodi di spaccio, risse e atti vandalici.
La gravità del contesto è emersa chiaramente anche in seguito ai recenti fatti di cronaca avvenuti nei pressi del Colosseo, dove un diciottenne straniero è stato espulso dopo aver aggredito le forze dell’ordine durante una festa di compleanno caratterizzata dall’accensione illegale di materiale pirotecnico. L’episodio ha richiamato l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ha ribadito sui canali social la linea della fermezza contro chi viola le regole del Paese e attacca gli agenti di Polizia. Nonostante i provvedimenti governativi e il recente varo del Piano Notte da parte del Campidoglio, che prevede l’introduzione di 150 tutor volontari per la mediazione e l’assistenza nelle zone calde della movida, i comitati territoriali continuano a chiedere interventi più incisivi e strutturali.
Le criticità non risparmiano gli altri quadranti della città. Nel II Municipio, il comitato Italia-Ippocrate ha promosso una raccolta firme che ha già raccolto 300 adesioni per presentare un’interrogazione popolare al sindaco. Il focus della protesta riguarda l’applicazione delle leggi vigenti, considerata insufficiente da esperti del settore come il professor Giovanni Aliquò, docente di Diritto di Pubblica Sicurezza presso la Sapienza ed ex Questore. Aliquò evidenzia che i poteri di intervento del sindaco e dei Municipi sono già previsti dal Testo Unico degli Enti Locali e dalle norme del Tulps, ma restano parzialmente inutilizzati. L’attenzione si concentra anche sul divieto di uso urbano dei fuochi d’artificio, ordigni che non dovrebbero essere accessibili al pubblico sprovvisto di apposito patentino. Secondo il docente, è prioritario porre un freno alla concentrazione eccessiva di locali di somministrazione nei medesimi quartieri. L’iniziativa ha trovato il pieno appoggio del comitato Piazza Bologna, il cui presidente Stanislao Grazioli segnala lo spostamento della movida molesta sul sagrato della chiesa di Sant’Ippolito, teatro frequente di tensioni e scontri fisici.
Una situazione analoga di abbandono e degrado viene descritta nel rione Monti, dove molti abitanti scelgono ormai di trasferirsi altrove a causa dell’impossibilità di riposare. Nicola Barone, alla guida del comitato locale, denuncia l’inefficacia delle chiusure temporanee dei locali che riaprono dopo pochi giorni e l’assenza di controlli reali sul rispetto dell’ordinanza anti-alcol. La malamovida si sta espandendo anche verso il III Municipio, raggiungendo viale Adriatico e le aree limitrofe a piazza Sempione. Giovanni Martino, presidente del comitato Salviamo Piazza Sempione, chiede l’installazione di telecamere, la chiusura notturna delle aree verdi e il contingentamento delle licenze commerciali, prendendo a modello quanto fatto a San Lorenzo. Martino riferisce inoltre che i residenti subiscono lanci di sassi quando tentano di documentare i disordini dai propri balconi. Eppure, l’esperienza di San Lorenzo dimostra che il solo blocco delle nuove licenze non basta a fermare le dinamiche di aggregazione violenta, come testimoniano i recenti accoltellamenti e le continue richieste di intervento inviate dal municipio a Palazzo Valentini e alle forze dell’ordine per arginare assembramenti e risse notturne.