Roma, in manette la banda di truffatori: inganni per 12 milioni di euro
Un bar del quartiere Centocelle a Roma fungeva da quartier generale dove una strutturata organizzazione criminale si incontrava regolarmente per adescare le proprie vittime, delineare le trame di complesse sceneggiature e assegnare i ruoli operativi ai vari sodali. Gli esponenti di questo gruppo impersonavano di volta in volta prelati ai vertici delle istituzioni vaticane, funzionari dell’Istituto per le Opere di Religione, noti intermediari finanziari o facoltosi imprenditori. All’interno di questi articolati raggiri recitavano una parte anche comparse reclutate per l’occasione, pali e basisti incaricati di presidiare il territorio. Il meccanismo ricordava i classici stratagemmi cinematografici della commedia all’italiana, ma in questo scenario specifico l’obiettivo della batteria di truffatori mirava a intercettare somme di denaro reali. Alle vittime venivano promessi finanziamenti inesistenti o appalti milionari, richiedendo in cambio cospicue somme camuffate da offerte benefiche destinate alla Chiesa o coperture per fideiussioni fittizie.
Questa fitta rete di inganni avrebbe permesso all’organizzazione di accumulare oltre 12 milioni di euro, fino all’intervento dei carabinieri di San Lorenzo in Lucina. I militari, coordinati dalla Procura, hanno azzerato i vertici del sodalizio eseguendo misure cautelari nei confronti di tre esponenti della criminalità romana di età compresa tra i 57 e i 73 anni. I soggetti coinvolti, caratterizzati da precedenti giudiziari risalenti agli anni sessanta e settanta, devono rispondere delle accuse di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, sostituzione di persona, tentati furti e falsificazione di atti. Nel corso delle perquisizioni locali, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e sequestrato croci, armi, mazzette di banconote contraffatte, boccette di inchiostro chimico, manette, tesserini identificativi falsificati delle forze di polizia e spille recanti lo stemma dello Stato del Vaticano.
Nel biennio precedente, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire minuziosamente le attività del sodalizio, il quale era già emerso all’interno di una maxi indagine risalente al 2021. La vecchia guardia della malavita capitolina aveva esteso il proprio raggio d’azione ben oltre i confini della provincia di Roma, pianificando e realizzando colpi anche nelle località di Venezia, Avezzano e Leonessa. Il modus operandi prevedeva che uno dei promotori, particolarmente esperto nella consultazione e nell’analisi dei registri immobiliari, selezionasse accuratamente le potenziali vittime tra imprenditori edili e proprietari di strutture commerciali o ricettive. Subito dopo prendeva il via la messinscena. Le indagini hanno documentato il raggiro ai danni del titolare di una ditta di ristrutturazione, agganciato da un malvivente travestito da religioso. Le fasi finali dell’accordo per il restauro di un edificio di culto nella zona dell’Aurelio erano state fissate direttamente presso il Vicariato, dove l’imprenditore ha versato 15mila euro per ottenere l’iscrizione in un fittizio registro dell’Ufficio protocollo.
I tentativi di truffa hanno preso di mira anche alberghi di lusso in vendita nelle più rinomate località turistiche della penisola. I criminali si presentavano come emissari di importanti fondi d’investimento con sede in Lussemburgo o come ricchi petrolieri russi. Attraverso la stipula di contratti preliminari siglati davanti a finti professionisti e millantando appoggi politici da parte di fantomatici membri del parlamento, offrivano cifre superiori al valore di mercato, pretendendo al contempo il pagamento immediato e in contanti delle commissioni di intermediazione.
Un ulteriore espediente è emerso durante il tentativo di colpire il proprietario di una catena di stazioni di servizio. In questa circostanza era stata organizzata la tecnica del liquido nero, con la promessa di triplicare la cifra di centomila euro sfruttando una reazione chimica atta a imprimere banconote reali su fogli bianchi. L’operazione doveva consumarsi in un appartamento in zona Anagnina. Durante la manipolazione del liquido, alcuni complici avrebbero dovuto fare irruzione fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine, dotati di radio, manette e pettorine, per terrorizzare la vittima e scoraggiare eventuali denunce. L’intervento dei carabinieri effettivi ha tuttavia interrotto l’azione prima che l’estorsione venisse portata a compimento.
M.M.