
Tor Vergata, La favola per sempre di Ultimo ha incantato i fan
La spianata di Tor Vergata si è trasformata nella capitale della musica e delle emozioni, ospitando un evento che ha ridefinito i parametri dei live in Italia. Il mega-raduno di Ultimo, intitolato La favola per sempre, ha consacrato il cantautore di San Basilio come l’artista ad essersi esibito davanti al maggior numero di spettatori di sempre per un singolo concerto nel Paese, superando persino i primati storici stabiliti da icone della musica nazionale. Non solo, ma è il secondo concerto per numero di spettatori a livello mondiale: altro che Taylor Swift! Niccolò Moriconi ha radunato ben 250mila persone, un oceano umano incredibile e una parabola umana e discografica pazzesca se si pensa che nel 2017 il suo percorso era iniziato con una esibizione al mercato di Testaccio davanti a una decina di presenti.
L’inizio dello spettacolo è stato scandito da una forte carica simbolica. Poco dopo le 21, mentre i maxischermi posizionati nei pressi della Croce del Giubileo mostravano scritte bibliche riadattate, l’artista è apparso sul palco arrivando in elicottero, per ammirare dall’alto la distesa umana del pubblico accorso al suo evento, e sbucando da una botola posta al centro di una passerella a forma di infinito. Le sue prime parole rivolte alla folla sono state un manifesto programmatico: «Questo non è solo un concerto, questa non è solo musica: questo è Il giorno che aspettavo». Durante la serata, caratterizzata da una scaletta monumentale di 42 canzoni, il musicista ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera attraverso brani celebri come Ovunque tu sia e Rondini al guinzaglio, dando forma a una sorta di Woodstock romana radicata nella periferia.
Il concerto ha evidenziato il legame profondo e indissolubile che unisce il cantante al suo pubblico, una comunità che rifiuta le logiche del mercato discografico tradizionale e si riconosce in canzoni che parlano di solitudine, fragilità e riscatto. Sul palco non sono mancate le citazioni della propria storia personale, come quando ha intonato il brano in romanesco Fateme cantà, riproducendo la scenografia di un parchetto di quartiere e ricordando le polemiche del passato legate al Festival di Sanremo. La serata ha visto anche la partecipazione di Fabrizio Moro in veste di padrino artistico, il quale ha aperto l’evento nel tardo pomeriggio scaldando l’atmosfera con un set che ha rivendicato uno spirito dichiaratamente indipendente.
Questo fenomeno collettivo può essere definito come un vero e proprio intimismo di massa, un raduno identitario in cui i giovani non si riuniscono per protestare o per avanzare rivendicazioni politiche, ma per condividere una dimensione emotiva e trasformare le proprie insicurezze in una forza comunitaria. Il concerto si è proiettato costantemente oltre i confini dello spazio fisico di Tor Vergata grazie all’uso continuo dei telefoni cellulari, con migliaia di video e storie che hanno connesso il raduno romano al mondo digitale globale. Verso la conclusione, l’artista ha voluto dedicare un brano alla fidanzata e ha letto una lettera intensa indirizzata ai suoi sostenitori, riassumendo l’essenza della sua poetica: «Se parlando di voi ho spontaneamente parlato di me, allora vuol dire che siamo la stessa cosa». Lo show si è chiuso sulle note dell’inno Sogni appesi, accompagnato da un ultimo messaggio urlato a pieni polmoni dal cantautore, che ha invitato la folla a non smettere mai di credere nelle favole.