
Protesta laziale, attesi in migliaia a Ponte Milvio contro la gestione Lotito
Il popolo biancoceleste si appresta a vivere una giornata cruciale sul fronte del dissenso interno, con una mobilitazione di massa che promette di segnare la storia recente del club. Nel pomeriggio di oggi, a partire dalle 17.30, migliaia di sostenitori si ritroveranno nello storico piazzale di Ponte Milvio per dare vita a un lungo corteo pacifico che si snoderà fino a Piazzale Ankara, proprio a ridosso della Curva Sud dello Stadio Flaminio, l’impianto che la tifoseria e la stessa società vorrebbero recuperare per trasformarlo nella nuova dimora sportiva della squadra. L’evento, promosso con il significativo slogan «La libertà è una conquista», vedrà la partecipazione di esponenti noti del panorama musicale e culturale romano, oltre alla presenza di intere famiglie invitate a partecipare con bandiere e fumogeni. Nelle intenzioni degli organizzatori, l’ambizione è quella di superare ampiamente la quota delle ventimila presenze, trasformando questo appuntamento nella più grande manifestazione di dissenso mai registrata nell’ambito delle tifoserie del nostro Paese. L’appello lanciato dai leader della curva sottolinea l’importanza del momento con parole chiare, invitando i padri a portare i propri figli affinché un giorno possano dire «io c’ero».
Questa iniziativa si inserisce in una scia di mobilitazioni che negli ultimi anni hanno visto i sostenitori scendere in piazza per manifestare il proprio malcontento nei confronti della presidenza di Claudio Lotito. Già in passato la tifoseria aveva espresso la propria contrarietà attraverso cortei storici, come quello che portò diecimila persone a sfilare lungo i Fori Imperiali fino al Campidoglio per protestare contro lo stallo del mercato, o come la storica adunata di Piazza Santi Apostoli nel 2016, nata in seguito al mancato arrivo del tecnico Marcelo Bielsa. Gli esponenti del tifo organizzato ribadiscono la necessità di un cambiamento radicale per salvaguardare l’identità del club: «Non c’è futuro se non riprendiamo in mano le redini del nostro destino. Facciamo tutto questo per dare ai tifosi una giornata di dissenso ma anche di amore e di condivisione della lazialità». La protesta arriva dopo mesi di progressivo svuotamento dello Stadio Olimpico, che da inizio anno ha registrato minimi storici di affluenza, segno evidente di una frattura profonda tra la base dei sostenitori e i vertici dirigenziali.
Nel frattempo, la dirigenza tenta di portare avanti la gestione operativa tra non poche difficoltà strutturali e polemiche mediatiche. Il segretario generale Armando Calveri è stato recentemente al centro di dure critiche sui canali social in seguito a un sopralluogo effettuato a Reggio Calabria per valutare lo stato di alcuni impianti sportivi. Di fronte alle accuse di disattenzione verso le vicende romane, lo stesso dirigente ha voluto precisare la propria posizione: «Trasformare la mia presenza in una presunta distrazione rispetto alla Lazio significa forzare la realtà e non cogliere il lavoro quotidiano di una struttura societaria articolata. Al club mi lega oltre che un impegno professionale anche un grosso senso di appartenenza». Oltre alle tensioni con la piazza, la società deve fare i conti con diverse incognite tecniche, tra cui i possibili ritardi nella conferenza stampa di presentazione dei programmi stagionali e i nodi legati alla panchina, con l’ipotesi di affidare la guida tecnica a Gianluca Grassadonia. Sullo sfondo restano gli addii di figure storiche molto amate dall’ambiente, come Cristian Ledesma, che ha ufficializzato la sua partenza tramite i canali social, e il precedente rifiuto di Angelo Peruzzi, elementi che aumentano l’incertezza in vista del prossimo lancio della campagna abbonamenti.