G7, prove di disgelo tra Meloni e Trump: il nodo della missione a Hormuz

16/06/2026

Il palcoscenico internazionale del G7 in Alta Savoia diventa lo scenario ideale per un tentativo di riavvicinamento diplomatico tra Italia e USA. Nella rinomata località termale di Évian-les-Bains, l’obiettivo principale della delegazione italiana sembra essere quello di ricucire, un passo alla volta, i rapporti con l’amministrazione americana, mantenendo comunque una prudente distanza di sicurezza. Si cerca di passare da una condizione di freddezza a una di cordiale collaborazione, ricostruendo un legame basato sul rispetto reciproco senza però esporsi eccessivamente. Il ruolo di mediazione precedentemente assunto dall’Italia appare ormai superato, soprattutto dopo il crollo dei passati equilibri tra Roma e Washington causato dalle tensioni in Medio Oriente e dal blocco strategico dello Stretto di Hormuz, una situazione che ha imposto un prezzo economico e politico molto alto al nostro Paese.

L’atteso nuovo inizio tra il presidente statunitense e la premier italiana si materializza tra le montagne francesi, dove i leader sono giunti a breve distanza temporale l’uno dall’altro per partecipare al vertice orchestrato dalla presidenza transalpina. Prima ancora del colloquio bilaterale ufficiale, i primi segnali di distensione si sono registrati sul tappeto rosso dell’Hotel Royal, durante i saluti formali e le fotografie di rito insieme ai coniugi Macron. La vera svolta verso il disgelo si è consumata successivamente durante la cena ufficiale, un momento conviviale caratterizzato da uno scambio di battute che ha permesso di alleggerire la pesantezza dei mesi passati, quando i rapporti diplomatici erano stati scossi da duri scontri verbali.

L’atmosfera del summit resta comunque carica di tensione e di grandi responsabilità. La presidente del Consiglio si è presentata all’appuntamento con un atteggiamento visibilmente concentrato, consapevole che il tavolo negoziale richiede non solo di riallacciare i nodi con gli Stati Uniti, ma anche di gestire i complessi rapporti con la stessa Francia. Nonostante il presidente francese abbia cercato di smorzare i toni accogliendo la premier italiana con una celebre melodia pop italiana sui canali social, la realtà della politica europea impone di superare le divergenze personali per non rimanere isolati in una fase di forte incertezza per l’intero continente.

All’interno di questo contesto si inseriscono le decisioni operative sul fronte della sicurezza internazionale, con particolare riferimento alla futura missione navale nello Stretto di Hormuz. L’Italia ha già manifestato la volontà di inviare due unità dragamine attualmente dislocate a Gibuti, ma l’avvio formale delle operazioni richiede ancora passaggi complessi, a partire dal necessario voto del Parlamento italiano. Dai corridoi governativi emerge la necessità di chiarire sotto quale mandato internazionale si muoveranno le navi, valutando se estendere i compiti di missioni europee già attive come Aspides o Atalanta, oppure se dare vita a un intervento completamente nuovo.

I vertici della Difesa sottolineano da Washington che per definire i dettagli operativi mancano ancora alcune condizioni fondamentali, come un accordo strutturato e l’accettazione formale dell’intervento da parte di tutti i soggetti coinvolti. Nonostante i nodi tecnici da sciogliere, la linea ufficiale della presidenza del Consiglio conferma il pieno impegno dell’Italia nel favorire il dialogo e la stabilità nell’area. «Si tratta di un’occasione di pace che va colta, l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo. I principi sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz», ha dichiarato Giorgia Meloni.

Nello scacchiere dei colloqui alpini trova spazio anche la crisi in Libano, un tema giudicato prioritario per la sicurezza del Mediterraneo. Su questo specifico fronte si registra una forte convergenza di vedute con l’Unione Europea e con la stessa presidenza francese, nel tentativo comune di esercitare una pressione diplomatica su Washington affinché non riduca il proprio impegno a Beirut. Al termine delle prime sessioni di lavoro e della cena ufficiale, l’entourage della premier ha espresso un cauto ottimismo, rilevando che i colloqui si sono sviluppati in modo molto più positivo rispetto alle previsioni della vigilia. La centralità dell’alleanza con gli Stati Uniti rimane il pilastro insostituibile della politica estera italiana, una linea confermata anche dai responsabili della Difesa che escludono variazioni sulla gestione delle basi militari americane sul territorio nazionale. La strada per un pieno consolidamento dei rapporti appare avviata, sebbene la prudenza rimanga d’obbligo quando si tratta di trattare con i vertici della Casa Bianca.

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