Ebola, l’Italia chiede all’UE di rinforzare la vigilanza delle frontiere

30/05/2026

Il governo italiano ha deciso di muoversi d’anticipo per prevenire qualsiasi potenziale emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Ebola in Africa centrale. Di fronte alle notizie che giungono dalla Repubblica Democratica del Congo, dove l’epidemia si è estesa all’Uganda e minaccia ora il Sud Sudan, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di agire con la massima cautela. La premier è determinata a non sottovalutare i rischi legati al virus Bundibugyo e a spingere l’Europa verso una strategia condivisa.

Palazzo Chigi ha formalizzato questa posizione inviando una lettera ai vertici delle istituzioni europee, nello specifico alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, al presidente di turno dell’Unione Europea Nikos Christodoulides e al presidente del Consiglio europeo António Costa. Con questo documento, l’Italia è diventata il primo Paese membro a sollevare ufficialmente la questione, mossa anche dal ricordo della dolorosa esperienza della pandemia da Coronavirus del 2020, che ha visto la nazione pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. Attualmente in Italia non si registra alcun contagio, e lo dimostra anche il recente esito negativo del test effettuato su una dottoressa di Medici Senza Frontiere, posta preventivamente in isolamento allo Spallanzani di Roma.

L’obiettivo esplicitato nella missiva del governo italiano è quello di «sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite». La richiesta formale punta a inserire il dossier Ebola nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo fissato per la metà di giugno, così da spingere i ministri della Salute dell’Unione a definire in anticipo le priorità operative. Da Bruxelles è giunta una replica interlocutoria, con l’assicurazione che la situazione viene seguita da vicino e che l’Unione Europea risponderà nei tempi dovuti disponendo già di strumenti idonei per interventi rapidi.

Nel frattempo, a livello nazionale, il ministero della Salute si prepara a pubblicare un’ordinanza e una circolare specifiche per implementare una sorveglianza sanitaria mirata, fornendo indicazioni precise a tutte le Regioni e al personale ospedaliero. La strategia italiana si sviluppa secondo due direttrici principali, che prevedono da un lato la massima attenzione per gli operatori sanitari e i cooperanti delle organizzazioni non governative, e dall’altro un severo monitoraggio di porti e aeroporti per tracciare i passeggeri provenienti esclusivamente dalle aree geografiche a rischio. Verrà introdotto anche l’obbligo di presentare una dichiarazione sanitaria per tutti i viaggiatori in arrivo da Congo e Uganda.

La linea adottata dall’esecutivo punta sul principio di massima precauzione, ritenuto l’unico modo efficace per contenere i rischi ed evitare scenari drammatici. Non mancano tuttavia le polemiche da parte delle opposizioni politiche, che accusano la presidente del Consiglio di incoerenza sul tema della salute globale, ricordando la recente astensione dell’Italia sul Piano pandemico globale in una posizione analoga a quella di nazioni come Russia e Iran. Nonostante il dibattito interno, le iniziative operative non si fermano, e per questo fine settimana è già programmato l’invio di un team di specialisti dell’Istituto Spallanzani direttamente a Kinshasa, in parallelo con le massicce spedizioni di aiuti umanitari promosse dall’Unicef e dirette verso le regioni dove il virus si sta espandendo a macchia d’olio.

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