Caro-energia, è scontro tra UE e Comitato delle Regioni sui Fondi di Coesione

29/05/2026

Il dibattito sull’utilizzo delle risorse economiche all’interno dell’Unione Europea si accende con un vivace botta e risposta tra il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, e la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto. Oggetto della contesa è la proposta avanzata dal commissario italiano di rimodulare i fondi strutturali per fare fronte in modo tempestivo alle pesanti ripercussioni della crisi energetica che sta colpendo il continente. L’invito, rivolto formalmente ai ministri dell’Unione responsabili della coesione e alle amministrazioni regionali europee, punta a compiere uno sforzo congiunto per sostenere le comunità e i sistemi produttivi territoriali maggiormente in difficoltà, ma ha trovato un immediato e fermo sbarramento da parte dei rappresentanti degli enti locali.

Nella missiva inviata da Bruxelles, l’esponente della Commissione ha delineato con chiarezza la strategia che i singoli Stati membri dovrebbero adottare. Le parole di Fitto riflettono la necessità di un cambio di rotta temporaneo. Secondo la visione dell’esecutivo europeo, l’obiettivo prioritario deve essere quello di reindirizzare con la massima rapidità le risorse non ancora spese attingendo dal Fondo europeo di sviluppo regionale, dal Fondo di coesione e dal Fondo per la transizione giusta. Questi capitali dovrebbero confluire verso investimenti strutturati per offrire un sollievo immediato a tutte quelle famiglie e imprese travolte dai costi insostenibili delle forniture energetiche. Il commissario si è detto convinto dell’efficacia della misura: «i fondi possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici». Nella medesima comunicazione, Fitto ha assicurato la totale disponibilità degli uffici europei nel supportare le modifiche ai programmi in corso, promettendo un esame collaborativo e rapido delle eventuali varianti proposte.

La reazione della presidente del Comitato delle Regioni non si è fatta attendere ed è stata affidata ai canali social, dove Kata Tutto ha respinto con durezza l’intera impalcatura della proposta della Commissione. La rappresentante locale ha evidenziato come la crisi richieda risposte strutturali e non interventi tampone che rischiano di svuotare di significato la pianificazione a lungo termine: «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto investimento cronico… La parte migliore? Questi fondi sono già stati impegnati». Secondo Tutto, la politica di coesione ha storicamente dimostrato la sua validità proprio perché ha permesso alle diverse aree dell’Unione di migliorare la propria efficienza e il mix energetico in modo sostenibile, concludendo il suo intervento con una nota fortemente sarcastica secondo cui «la transizione giusta riposi in pace».

Questo netto rifiuto ha suscitato l’immediata controreplica di Raffaele Fitto, il quale si è dichiarato profondamente sorpreso per l’interpretazione data alla sua lettera di intenti. Replicando a sua volta tramite la piattaforma X, il vicepresidente della Commissione ha voluto chiarire che l’iniziativa non ha alcun carattere coercitivo, ma si configura semplicemente come un’opportunità strategica di flessibilità offerta ai territori. «Sono sorpreso da alcune reazioni all’iniziativa con cui apriamo a soluzioni concrete capaci di aiutare cittadini e sistema produttivo ad affrontare il peso della crisi energetica. La parte migliore di questo, casomai, si chiama flessibilità», ha ribadito Fitto. L’esponente italiano ha tenuto a precisare che non esiste alcuna intenzione di considerare i fondi comunitari come uno strumento di prelievo automatico e che l’ultima parola spetta unicamente alle autorità nazionali e locali, le quali restano del tutto libere di decidere in base alle reali necessità dei loro cittadini. Per il commissario, la flessibilità e lo spirito di adattamento rappresentano i veri motori delle politiche europee, bollando le critiche ricevute come argomentazioni pretestuose che rischiano di sfociare in una polemica strumentale lontana dalla realtà dei fatti.

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