
Roma, nella scuola cresce il bisogno di insegnanti di sostegno
Il panorama educativo della Capitale sta attraversando una profonda trasformazione strutturale che ridefinisce il ruolo stesso della scuola all’interno della comunità. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Ufficio scolastico provinciale di Roma, l’insegnamento di sostegno sta assumendo una centralità sempre maggiore nella composizione del corpo docente. A livello regionale si registra infatti un incremento di 197 posti rispetto al 2024, confermando una traiettoria di espansione costante. Tuttavia, a fronte di questa crescente necessità, il sistema scolastico continua a scontrarsi con la carenza di immissioni in ruolo stabili. Già due anni fa si evidenziava la mancanza di ben 1292 figure specializzate e le graduatorie ad esaurimento pubblicate recentemente dall’organismo provinciale, che dovrebbero garantire la metà delle assunzioni a tempo indeterminato, si presentano desolatamente vuote in molti segmenti. Per sopperire a questo vuoto normativo e organizzativo, l’amministrazione è costretta ad attingere sistematicamente alle graduatorie provinciali di supplenza, una soluzione tampone che finisce per mantenere questi professionisti in una condizione di perenne precarietà lavorativa, nonostante il loro apporto sia ormai diventato fondamentale per la quotidianità delle classi.
In parallelo a questa dinamica, si consolida la percezione degli istituti scolastici come veri e propri presidi sociali per le famiglie del territorio. I dati relativi all’organico di diritto per l’anno scolastico 2026/27 confermano che i bambini delle scuole elementari trascorrono una quantità di tempo sempre maggiore all’interno delle aule. Questa preferenza per il tempo pieno non è un fenomeno recente, ma rappresenta il consolidamento di una tendenza emersa già un decennio fa, quando nel Lazio ben il 56,7% degli iscritti al primo anno della primaria frequentava questa formula, ampiamente oltre la media nazionale. Oggi, la richiesta di prolungare l’orario scolastico fino alle 16 o alle 16.30 è diventata una scelta prevalente e talvolta esclusiva in moltissimi istituti romani.
Un esempio emblematico di questa realtà è riscontrabile all’Istituto comprensivo Falcone e Borsellino, situato nel Secondo Municipio tra piazza Bologna e il quartiere Nomentano. In questa struttura, che accoglie alunni dalla primaria alla scuola media, tutte le sedici classi delle elementari operano esclusivamente a tempo pieno, ospitando 284 studenti. Tra questi, 14 alunni necessitano di un supporto psicofisico, a fronte di sei posti assegnati nell’organico di diritto. Una situazione analoga si riscontra nella scuola media dello stesso istituto, dove si contano 315 studenti distribuiti in 15 classi, con 7 docenti di sostegno dedicati a 18 alunni con necessità speciali.
Spostandosi verso la periferia meridionale della città, un’area caratterizzata da una forte espansione residenziale e dall’insediamento di numerose giovani coppie, l’Istituto comprensivo Trilussa mostra una tendenza speculare. Su un totale di 33 classi della scuola primaria, ben 26 adottano il modulo del tempo pieno, intercettando oltre 520 studenti rispetto ai soli 126 del tempo normale. All’interno di questo plesso, gli alunni che richiedono un affiancamento psicofisico sono 16. La medesima spinta verso l’ampliamento degli organici e delle ore di permanenza è riscontrabile anche nell’Istituto comprensivo Uruguay a Vigne Nuove, una delle realtà scolastiche più grandi di Roma, dove i posti di sostegno sono saliti a 17, registrando un incremento di due unità rispetto all’anno precedente. Nel medesimo istituto, il plesso Marco Simoncelli conta 20 classi interamente a tempo pieno per un totale di 454 frequentanti.
Le autorità scolastiche regionali cercano comunque di rassicurare le famiglie in merito alla copertura delle cattedre, precisando che la carenza nelle graduatorie storiche non si tradurrà in un disservizio per gli studenti. Dall’Ambito territoriale fanno infatti sapere che «questo non equivarrà a una mancanza di docenti», dal momento che il reclutamento attuale riesce a fare affidamento sui nuovi percorsi abilitanti, sulle supplenze annuali e sulle specializzazioni tramite i corsi di formazione dedicati. Il calendario delle operazioni prevede la conclusione delle procedure di mobilità entro il 29 maggio, aprendo la strada alle successive immissioni in ruolo e al conferimento degli incarichi annuali, una macchina organizzativa che negli ultimi tempi ha subìto una forte accelerazione per garantire il regolare avvio delle lezioni a settembre. Resta infine da valutare l’impatto della misura introdotta nel 2024, che offre alle famiglie la facoltà di richiedere la conferma del medesimo docente di sostegno per l’anno successivo, nell’ottica di garantire una continuità didattica fondamentale per lo sviluppo dei ragazzi. Sebbene la norma sia stata accolta con favore da genitori e insegnanti per superare i disagi della frammentazione, la sua applicazione rimane subordinata alla disponibilità del lavoratore e all’approvazione formale dell’amministrazione, non rappresentando ancora una soluzione definitiva alla richiesta di stabilità che l’intero comparto attende da tempo.