Condannato 27enne libico per un brutale pestaggio avvenuto nel 2020

25/05/2026

La giustizia capitolina ha scritto l’ultimo capitolo di una vicenda di violenza giovanile risalente a qualche anno fa, legata a un brutale pestaggio consumato in uno dei luoghi di ritrovo più frequentati del quadrante sud di Roma. Il tribunale di Piazzale Clodio ha infatti emesso una severa sentenza di condanna a tre anni e mezzo di reclusione nei confronti di Rachim Ouahmane, un ragazzo di origine libica di 27 anni, ritenuto responsabile del reato di lesioni personali gravi. La vicenda giudiziaria ha preso le mosse da un’aggressione feroce, scaturita dal risentimento dell’imputato nei confronti di un giovane di 23 anni che, qualche mese prima del pestaggio, aveva osato prendere le difese di un amico vittima di un furto.

Per comprendere appieno le dinamiche che hanno portato alla condanna dell’imputato è necessario ricostruire i fatti a partire dal febbraio del 2020. In quel periodo, il piazzale antistante la chiesa dei Santi Pietro e Paolo all’Eur rappresentava, come di consueto, il punto di aggregazione pomeridiano e serale di numerose comitive di adolescenti e giovani della zona. Proprio in quel contesto, Ouahmane aveva sottratto con destrezza una collanina d’oro a un ragazzo. In quell’occasione, il 23enne che sarebbe poi diventato la vittima dell’aggressione successiva decise di non voltarsi dall’altra parte e cercò di intervenire pacificamente, mediando con il 25enne nel tentativo di convincerlo a restituire il gioiello appena rubato, sebbene senza successo. Poche settimane dopo quell’episodio, l’Italia intera venne travolta dall’emergenza sanitaria con le conseguenti chiusure totali, un duro lockdown che costrinse l’intera popolazione a rimanere confinata in casa per circa due mesi, congelando temporaneamente i rancori e le tensioni tra i ragazzi.

La tregua forzata si interruppe bruscamente nel mese di maggio del 2020, non appena le restrizioni agli spostamenti vennero allentate e i giovani poterono finalmente tornare a frequentare gli spazi aperti della Capitale. Le due comitive si incrociarono nuovamente, questa volta nei pressi del laghetto dell’Eur. In quel momento, l’aggressore notò la presenza del 23enne e, mostrando un atteggiamento apparentemente tranquillo, gli chiese di potersi allontanare per scambiare due parole in privato. La vittima, convinta che il ragazzo volesse semplicemente chiarire l’episodio della collanina avvenuto a febbraio, acconsentì all’invito staccandosi per un attimo dal proprio gruppo di amici. Si trattava invece di una vera e propria trappola. Senza alcun preavviso, l’imputato sferrò un pugno violentissimo al volto del rivale, colpendolo all’altezza dell’occhio. Nonostante il giovane stesse barcollando vistosamente per il colpo improvviso, la furia dell’aggressore non si placò ed egli continuò a colpirlo ripetutamente con una serie di cazzotti in pieno viso, fino a farlo stramazzare al suolo, lasciandolo, come si legge testualmente nei documenti ufficiali del processo, «quasi in stato di incoscienza».

Il ragazzo venne immediatamente soccorso dalla propria fidanzata e dagli amici che avevano assistito impotenti alla scena, i quali provvedettero a trasportarlo d’urgenza in ospedale. I medici del pronto soccorso riscontrarono traumi gravissimi, tra cui una frattura del pavimento orbitario inferiore e una frattura scomposta delle ossa nasali, lesioni importanti che richiesero ben 50 giorni di prognosi per la completa guarigione. Successivamente, i familiari della vittima sporsero una formale denuncia presso gli uffici del commissariato Esposizione. Le indagini dei poliziotti si rivelarono rapide ed efficaci, anche grazie al rinvenimento di un video registrato con un telefono cellulare da uno degli amici dello stesso imputato durante le fasi del pestaggio. Il pubblico ministero Gianluca Cassetta, che ha sostenuto l’accusa in aula, è riuscito a ricostruire meticolosamente ogni singolo istante della violenza incrociando i fotogrammi del filmato con la dettagliata testimonianza della vittima, conducendo così alla definitiva condanna pronunciata nei giorni scorsi a Piazzale Clodio.

M.M.

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